Quando l’atto di mangiare non si riferisce solo al cibo

di Luca Vullo

Se vi dicessi che sono il regista più ricco, bello e simpatico del mondo e voi ci credeste sulla parola, potrei dirvi che vi siete “ammuccati” una fesseria e cioè che avete letteralmente ingoiato una falsità oppure che avete abboccato come un pesce e quindi creduto a una mia bugia.

In Sicilia utilizziamo un gesto specifico per rappresentarlo che equivale al gesto che esprime l’atto del mangiare con la mano chiusa a carciofo che, ondulando avanti e indietro di fronte la  bocca aperta, sta proprio a simboleggiare l’atto del portare cibo alla bocca. Nel caso dell’ “ammuccari” però la differenza di significato viene data dall’espressione del viso a esso combinato che spesso corrisponde a occhi dilatati, inarcamento del sopracciglio a mo’ di scherno e una piccola inclinazione della testa.

Uno degli espetti più straordinari della grammatica gestuale siciliana è proprio questa: la combinazione tra l’espressione del viso e il gesto delle mani. Infatti, sarebbe incompleto ed errato osservare esclusivamente il movimento degli arti superiori poiché l’abbinamento della corretta micro-mimica facciale può generare significati completamente diversi da utilizzare a seconda dei discorsi.

Basti pensare, infatti, che lo stesso gesto può essere utilizzato con sarcasmo per dire simbolicamente che un politico “ha mangiato” i soldi pubblici oppure ancora per fare un complimento a qualcuno che ha raggiunto un ottimo risultato (ottenuto un nuovo posto di lavoro, ricevuto/vinto soldi, conquistato una bella ragazza). In questo caso, però, al gesto viene aggiunto l’aspetto verbale e con un pizzico di ironia si esclama: “Ammuccamu!