Abbecedario perché forse il segreto sta tutto nella semplificazione, nel ridurre le presunte complessità all’eresia del buon senso. In Sicilia i problemi nascono non tanto nell’essere complicati, quando dal credersi complicati. E questo complica le cose. Anche le più semplici.

Di Roberto Alajmo

Delle molte, ottime e svariate ragioni per non realizzare il ponte sullo stretto di Messina, ce n’è una molto meno convincente delle altre. Fermo restando l’inutilità e le diverse, maggiori priorità, quel che risulta inaccettabile è la teoria secondo cui il ponte sarebbe un’immensa mangiatoia per la mafia, oltre che pretesto di ogni corruzione. Quindi meglio non farlo.

Il che sarebbe ugualmente vero per ogni altra opera pubblica di cui la Sicilia ha immenso bisogno. Mafia e corruzione non hanno paura di diversificare gli investimenti, e l’eventuale ponte sarebbe solo un estratto concentrato di interessi illeciti. Ma è inaccettabile la tesi per cui siccome la mafia può approfittarsene, bisogna bloccare ogni appalto di rilievo o pubblico rilancio dell’economia.

Un ragionamento del genere equivale a un’autocastrazione, e porta direttamente alla paralisi amministrativa. La vera sfida è fare, rischiare: e tenere le corruzioni fuori dalla porta.