La Sicilia è circondata da centinaia di strisce di terra che affrontano la sfida della biodiversità nel Mediterraneo

di Guido Fiorito

La Sicilia come una matrioska: un’isola grande che contiene tante isole più piccole e queste altre  ancora di formato micro, fino a faraglioni e scogli, pepite di luce solare sparse sul mare blu. Meno conosciute nel mondo delle Eolie o delle Egadi, ma non per questo meno affascinanti, con le loro storie e con la loro natura. “Laboratori della vita, una delle sfide più importanti della biodiversità nel Mediterraneo”, scrivono quelli del Conservatoire di Littoral, ente pubblico francese che coordina la ricerca Pim (Piccole isole del Mediterraneo occidentale), un database dove convergono tutti gli studi sulle micro isole.

“In Sicilia – dice il botanico palermitano Salvatore Pasta, uno dei ricercatori impegnati nel Pim  – sono abbastanza tutelate. Se in Sicilia vi sono tremila specie vegetali, metà sta solo nelle isole che pure sono l’1 per cento del territorio. Da questo punto di vista  sono più interessanti le isole lontane dalle coste. Per esempio a Lampione vi sono specie esclusive come un tipo di limonium e la bellevalia pelagica”. Nel Pim vi sono 220 piccole isole siciliane, circa un quinto del totale censito. Molte isole sono inserite in riserve naturali. Alcune contengono memorie, come l’isola Piccola di fronte Marzamemi, con il villino rosso dove soggiornò lo scrittore Vitaliano Brancati, ospite del cugino Raffaele. Altre ospitano monumenti di valore che andrebbero restaurati o al contrario sono state valorizzate e protette per le loro testimonianze archeologiche come la magnifica Mozia. Oppure sono meraviglie della natura come l’Isola dei conigli a Lampedusa, dove le rare tartarughe caretta caretta depongono le uova e il mare della baia è trasparente come cristallo.

“Le isole più piccole – dice l’ecologo Silvano Riggio –  hanno un ruolo prezioso. L’isola Grande nello Stagnone,  per esempio, è una delle poche testimonianze rimaste del paesaggio primordiale siciliano. Un posto che rapisce il cuore, dove sembra che l’uomo non sia mai passato. Le micro isole sono importanti anche perché danno ospitalità agli uccelli migratori che portano al Sud i semi di ciò che mangiano più a Nord, permettendo di rinnovare la vegetazione”.

In questi giorni si svolge a Trapani il decimo Colombaia Day. Una fortezza medievale aragonese di forma ottagonale, in un isolotto già fortificato ai tempi della prima guerra punica. Prigione borbonica (ospitò molti patrioti risorgimentali siciliani)  e poi ancora carcere fino al 1965. Di proprietà della Regione, attende il necessario restauro. Nonostante l’impegno del Fai (luogo del cuore 2009), di cittadini comuni e di un francobollo che l’ha raffigurata nel 2015. “Abbiamo proposto – dice Luigi Bruno, promotore quindici anni fa dell’associazione Salviamo la Colombaia e del Colombaia Day – di costruire un ponte in modo che i trapanesi e i turisti possano raggiungere l’isola e difenderla dal rischio vandali. Oppure di affidarla a qualche associazione in attesa del restauro. Nel 2014 fu messa in sicurezza ma adesso continua a degradarsi”.

Un ponte fatiscente lega ad Augusta la terraferma con l’isola di Torre Avalos, un forte del Cinquecento con un faro oggi della Marina militare. E, nello stesso porto, l’isolotto di Vittoria Garcia contiene altre due fortezze, una restaurata e l’altra no. Dalla costa sembra un gigantesco sommergibile. Isola delle femmine colpisce per la bellezza aspra. Mare permettendo, si può raggiungere dall’1 luglio fino a settembre-ottobre con un servizio di battello privato dal porto del paese. La visita guidata è condotta dal personale della riserva, istituita nel 1997 e affidata alla Lipu. Dal 2015 è zona di conservazione Ue. La salute dell’isola è migliorata con l’eliminazione dei topi (nel 2009) e dei conigli. “I conigli – spiega il direttore Vincenzo Di Dio – sono stati catturati e portati sulla terraferma: mangiavano le specie vegetali che dobbiamo proteggere.

Adesso la macchia mediterranea si è ripresa, l’isola è coperta di verde. Piantiamo palme nane e lentisco. Tanto che sono tornati a nidificare uccellini come l’occhiocotto”. Numerosi i gabbiani reali (censiti cinquecento nidi), specie spazzina che si è moltiplicata in tutta Palermo godendo della riserva infinita di cibo della discarica di Bellolampo.  Tra le curiosità, la torre di avvistamento dei pirati che nel Seicento era abitata da una piccola guarnigione e tracce di uno stabilimento romano per la conservazione del pesce. Esistono i resti delle vasche di cocciopesto dove veniva preparato il garum, una salsa salata di pesce di origine fenicia.

Le isole dei Ciclopi stanno davanti ad Acitrezza come gigantesche istallazioni di lava nera immerse nel mare blu. Immagini queste immense pietre scagliate da Polifemo dal vulcano infuocato e mediti sulla povertà dei pescatori di Verga. Il contrasto aspro del mito e della realtà. Oggi i pronipoti dei pescatori dei Malavoglia portano i turisti in battute di pesca, dove la legge lo consente. “Si parte dalle cinque alle nove del mattino secondo il tipo di pesca, dai totani al bolentino, e i turisti sono affidati ai pescatori locali”, spiega Lisa del consorzio Isole dei Ciclopi, ente gestore dell’area protetta. Ma si possono fare anche escursioni con il battello dal fondo trasparente, mentre i sub hanno l’imbarazzo della scelta tra otto itinerari, spesso facili entro i venti-venticinque metri: un itinerario archeologico disseminato di antiche anfore; l’emozione di fotografare le murene nascoste nelle pieghe dei panettoni, rocce di basalto tondeggianti a circa centocinquanta metri dalla spiaggetta; la ricerca della più grande attinia del Mediterraneo (Alicia mirabilis). Sull’isola Lachea c’è una stazione una stazione di biologia marittima dell’Università di Catania con un museo naturalistico.

Tutto in Sicilia finisce e inizia nelle piccole isole. Il punto più a Sud è l’isola delle Correnti, dove s’incontrano due mari; quello più a Nord è l’isolotto di  Strombolicchio, con il suo faro a energia solare che si raggiunge salendo dal mare duecento gradini, dove si trova il fiore della granata rupicola e la lucertola delle Eolie, specie in estinzione. Una parete di roccia che al tramonto si tinge di viola, irreale come i castelli delle favole.