Il quarantenne Francesco Alliata e un gruppo di suoi amici furono i primi a realizzare film subacquei sulle isole Eolie

di Marta Gentilucci

Tutto è cominciato con la paura. Paura della risacca, del sale, della profondità. Sarebbe diventato il pioniere della cinematografia subacquea ma, all’inizio, il principe Francesco Alliata di Villafranca aveva paura del mare. È lui a raccontarlo nella sua autobiografia, Il Mediterraneo era il mio regno, uscita per Neri Pozza a giugno del 2015. Un mese prima la sua morte.
Poi c’è stata la curiosità. Di scoprirne gli anfratti nascosti, come i passeggeri a bordo del Nautilus in Ventimila leghe sotto i mari. Infine, la simbiosi: “un senso di appartenenza” a quel mondo sottomarino fatto di alghe, rocce, fondali ancora vergini e pesci dai comportamenti più disparati.

La passione per il cinema nasce invece insieme a una Kodak regalata dalla zia Felicita. Francesco è un bambino di otto anni che vaga per i saloni del palazzo nobiliare di famiglia e decide di fare di uno degli innumerevoli sgabuzzini di Villa Valguarnera, a Bagheria, la sua prima camera oscura.
In fondo, per compiere una rivoluzione, gli è bastato unire le sue più grandi passioni: la Sicilia, il mare, il cinema. Quest’estate ricorrono i settant’anni di quella rivoluzione: l’invenzione della cinematografia subacquea, sancita dal successo al festival di Cannes del 1947 di Cacciatori marini, il primo documentario girato da Francesco Alliata sotto i mari delle Eolie. E per l’occasione l’Associazione Culturale PanariaFilm, che porta il nome della casa di produzione fondata dal principe, presieduta dalla figlia Vittoria Alliata, ha ampliato il percorso interattivo istallato nello splendido giardino di Villa Valguarnera – una sorta di viaggio virtuale nel tempo chiamato Cosmorama – dedicando una sezione nuova proprio a quell’impresa del tutto sperimentale.

Perché oggi è facile girare video sott’acqua, riprendere il silenzio del mare, assoluto, impenetrabile: ci sono telecamere miniaturizzate, bombole, erogatori e mute stagne. Non era così per Francesco Alliata, né per i tre amici che lo avrebbero seguito nell’impresa visionaria della Panaria Film. Tutti giovani, di buona famiglia e reduci da cinque anni di guerra: Pietro Moncada, principe di Paternò, Quintino di Napoli, cugino di Francesco, e Renzo Avanzo, “lo straniero” perché veneto, cugino di Roberto Rossellini e cognato di Luchino Visconti. I quattro pionieri arrivano alle Eolie il 16 agosto del ’46, su un piroscafo bianco, in tempi in cui i sette isolotti al largo della costa nord-orientale della Sicilia erano posti tagliati fuori dal mondo. E, forse, quel battesimo sottomarino non sarebbe potuto avvenire altrove se non lì, dove il mare conservava il silenzio ancestrale di una terra inesplorata.

Riguardando oggi quelle prime immagini girate alle Eolie, si ha proprio la sensazione che si stesse compiendo una rivoluzione: mostrare per la prima volta il volto del Mediterraneo, anche se in bianco e nero, selvaggio e seducente, that splendid enclosure, ha scritto Stefano Malatesta, come l’isola della Tempesta di Shakespeare. L’Arriflex 35mm di Francesco protetta da uno scafandro rudimentale, i protagonisti dei filmati senza muta né bombole, con maschere tonde costruite con pezzi di camere d’aria di automobili, il boccaglio e i fucili che compravano di contrabbando, perché era appena finita la guerra e non potevano essere venduti legalmente. Il mare, i suoi tesori ma anche i suoi pericoli, il doversi inventare un alfabeto fatto di suoni gutturali per comunicare sott’acqua o dover migliorare la tecnica di apnea: tutto era nuovo. Elettrizzati dal successo di Cacciatori marini, i quattro fondano una piccola casa di produzione, la Panaria Film, e proseguono nella loro impresa cinematografica, anche con l’aiuto di Fosco Maraini, giovane antropologo appena tornato dal Giappone e marito di Topazia Alliata, cugina di Francesco.

Grazie alla Panaria l’anima della Sicilia più marinara, dei pescatori con i visi avvizziti dal sole, di un Mediterraneo mitologico, viene mostrata al mondo del cinema. La sabbia chiara di pomice in Bianche Eolie, quella scura per la lava dei vulcani in Isole di cenere. Ma soprattutto i fondali, la vita sottomarina, i pesci che si avvicinano timorosi, le diverse gradazioni del mare. La mattanza dei tonni ripresa sott’acqua: il principe Alliata è il primo a immergersi in una camera della morte, la grande rete di disa dove i tonni, a centinaia, venivano intrappolati e agganciati dai rampini dei pescatori per tirarli su. Da quel faccia a faccia con la morte nasce il documentario Tonnara, presentato al Festival di Edimburgo nel 1948. Viene mostrata la Sicilia del turismo e del primo Club Mediterranée italiano, a Cefalù, con Vacanze d’amore: ancora una volta Alliata promuove la sua terra utilizzandone i migliori ingegni, Vitaliano Brancati e Vittorio De Seta per la sceneggiatura, e Domenico Modugno, scritturato per la prima volta. E, ancora, la Sicilia delle donne: pescatrici, come la novantenne che compare in Vulcano (foto), raccoglitrici di pomici o coltivatrici di capperi, figure forti ma anche drammatiche, come la versione moderna della mitica eroina Scilla in Agguato sul Mare.

Il nome della Panaria finisce sui giornali anche per una rocambolesca vicenda nota alle cronache come il “derby” delle Eolie: una sfida non solo tra isole – Vulcano contro Stromboli – divenute set cinematografici, ma anche tra film – uno di Dieterle e prodotto proprio dalla piccola casa di produzione siciliana, l’altro diretto da Rossellini – girati quasi contemporaneamente, e, soprattutto, tra le primedonne che di quei due film erano le protagoniste, Anna Magnani e Ingrid Bergman. Rivali in amore, oltre che al cinema: “Nannarella” non poteva perdonare a Rossellini di averle preferito la bellezza svedese. Vulcano non ottiene grandi consensi (“Tutti tifavano per Rossellini, mentre noi eravamo degli outsider”, racconterà il principe Alliata), ma ottiene la sua rivincita mezzo secolo dopo, al Tribeca Film Festival di New York, restaurato dalla Filmoteca regionale siciliana e dalla Cineteca di Bologna e presentato da Martin Scorsese tra gli applausi generali. “Abbiamo fatto conoscere a tutti il mare, questo nostro bel mare”.

La storia della Panaria Film termina nel ’55, silenziosamente, così com’era cominciata, ma la storia della cinematografia subacquea continua e ha un iniziatore d’eccezione: un principe siciliano capace di mettere sotto contratto la Magnani, di produrre un film di Jean Renoir, La carrozza d’oro (di cui tra poco uscirà la versione restaurata in DVD) o il primo lungometraggio subacqueo in Technicolor, Sesto Continente di Folco Quilici, del ‘54.

Oggi la storia di Francesco Alliata e della sua Panaria si può rivivere a Villa Valguarnera, divenuta non solo lo scrigno di tutto ciò che il principe ha fatto – i contratti ai registi o agli attori, le immagini d’archivio, perfino la sua fedele Arriflex 35mm e il primo scafandro rudimentale – ma anche un incubatore di progetti nuovi, in linea con quello che avrebbe voluto fare lui, se ancora fosse in vita. Tra gli ultimi, la co-produzione di un documentario realizzato nel 2016 da Nello Correale, Il signore delle nevi, che racconta il trasporto del ghiaccio prodotto in Sicilia per mare, sulla flotta degli Alliata, fino a Malta o Tunisi. Ancora una volta: il mare, la Sicilia.