Nei suoi spettacoli le parole si mescolano alle musiche, ai travestimenti, ai colori. Così Rosanna Reda ricrea il fantastico mondo delle fiabe. “Il luogo di tutte le ipotesi”

di Laura Arcoleo

La fiaba che incontra la musica e diventa magia. Sogni lucidi di un mondo fantastico, suggestivo, antico. La natura, con le sue sfumature di suono e di colore, che funge da colonna sonora del racconto o forse ne incarna la sua stessa essenza.
Gianni Rodari, poeta e celebre scrittore di testi per l’infanzia, definiva le fiabe come “il luogo di tutte le ipotesi”, uno strumento per sognare ed educare la mente, aiutando il bambino a conoscere il mondo attraverso l’immaginazione.
Nonostante l’affermarsi di nuove forme di intrattenimento, sempre più a carattere digitale e a fruizione immediata, il fascino delle fiabe resiste nel tempo, recuperando l’incanto delle origini e riproponendo antiche, ma non anacronistiche, forme di narrazione orale.
Si definisce una “declamautrice di fiabe”, Rosanna Reda, in arte “Fataros”, tornata a Montalto Uffugo, suo paese natale in provincia di Cosenza, dopo vent’anni trascorsi a Firenze ad affinare la sua vocazione per la scrittura, la recitazione e il racconto.
Le sue storie, destinate a bambini e adulti, conquistano un pubblico trasversale, accomunato dalla voglia di abbandonarsi a un’irrealtà dal sapore quasi onirico.
Nei suoi spettacoli non solo parole. Ma anche travestimenti, colori, atmosfere valorizzate dall’uso di suoni onomatopeici e di strumenti musicali, che incorniciano paesaggi fiabeschi e incantati, dove tutto è possibile.
“Ogni volta che recito una delle mie storie è pura gioia – racconta – Che avvenga in teatro, in biblioteca, in libreria o durante una cena, l’esperienza è sempre unica, singolare. Anche nelle scuole i bambini regalano meravigliose emozioni”.
L’ispirazione dei suoi racconti ha il colore dell’infanzia e nasce a sud, fra le albe che illuminano la vallata di Montalto Uffugo, modulando la luce e delineando, come in una tela di acquarelli, le forme della natura.
Qui, dalla finestra di una cameretta accarezzata dal sole, l’incedere delle stagioni e le trasformazioni quasi magiche di un paesaggio non ancora contaminato dall’asfalto, alimentavano la giovane e vivida fantasia di Rosanna, suggerendole nuovi spunti e fantasiose idee per le sue storie.
“Sin da piccola mi sono sempre sentita in armonia con la natura. Guardavo le querce, i castagni e gli ulivi dalla stessa terrazza sulla quale, in estate, io e mia sorella costruivamo, con delle vecchie coperte, le tende degli indiani e percepivo il loro particolare linguaggio, il linguaggio della natura, una natura ancora pura”.
Rosanna ricorda con nostalgia i giochi nella vallata insieme ai bambini del rione “San Biase”, la ricerca del muschio “morbido e brillante” per decorare il presepe di Natale, una pianticella dalla consistenza così vellutata e preziosa da sembrare opera dei folletti. Indimenticabili anche le passeggiate verso la grotta del Monaco, dove secondo la leggenda, un eremita avrebbe trovato riparo e si sarebbe fermato a meditare.
Se l’ispirazione nasce a Montalto Uffugo, è però a Firenze che quel sogno di infanzia, nato fra i boschi e i giochi all’aria aperta, si trasforma in realtà. “Firenze è la città che mi ha cambiata, dove ho cominciato a scrivere le mie fiabe che, sin dalle prime stesure, erano in realtà copioni da recitare. L’esigenza di raccontare era già presente nel cuore della mia scrittura, ma è emersa passeggiando accanto al Duomo, al campanile di Giotto e nel bosco di Boboli”.
Un’artista eclettica. Il teatro, i racconti, la passione per le erbe officinali che si trasforma in valorizzazione del territorio, ma anche un passato da educatrice per minori a rischio, portato avanti per vent’anni a Firenze. Due città nel cuore, un ritorno alle origini, ma anche progetti e sogni da realizzare, come quello di portare le fiabe in giro per il mondo.
Nelle scuole della Toscana e della Calabria ha portato il progetto “Cantastorie”.  E, dopo il racconto dedicato alla vita di Ruggero Leoncavallo, – “C’era una volta Leoncavallo, Ruggero un bambino che volava sulle note dell’armonia”, recitato in vari festival in omaggio al musicista-compositore vissuto a Montalto Uffugo, “Fataros” si è dedicata alla stesura e alla recitazione di nuove storie. Il suo ultimo racconto riguarda la vita di San Francesco di Paola.
Un inno all’immaginazione perché, come diceva Shakespeare ne La Tempesta: “Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”.

Marzo 2018