Giornalista, romanziere, presidente dell’associazione antimafia DaSud. Danilo Chirico ha dedicato tutto il suo lavoro all’aiuto dei più deboli e alla difesa della sua Calabria maltrattata. Un impegno lungo e faticoso per dare voce a chi non ne ha

di Valerio Strati

Inizia a scrivere da adolescente nel giornalino del liceo e ancora oggi, a quasi quarant’anni, ha la stessa tenacia e fierezza. Giornalista, autore televisivo, scrittore e presidente dell’associazione antimafie daSud, Danilo Chirico è calabrese d’origine ma vive a Roma per lavoro. Con il libro Dimenticati. Vittime della ‘ndrangheta, vince il premio Indro Montanelli e quello internazionale Giannino Losardo. Negli ultimi mesi è in giro per l’Italia a presentare il suo romanzo, edito da Bompiani, Chiaroscuro. Un thriller, ben recensito dai principali quotidiani nazionali, in cui fatti di mafia e politica si intrecciano con la storia di un giudice. “Ambientato tra Reggio Calabria e Roma – dice Chirico – attraverso le vicende del protagonista, un magistrato reggino dal passato oscuro, racconta del desiderio di cambiare il mondo circostante e della delusione per non riuscirci. Dell’amore rancoroso per la terra natia. E del dover scegliere da che parte stare. Il riscontro che ho avuto per questo libro è enorme. Ho incontrato tantissime persone di estrazione molto diversa che lo hanno apprezzato. Sono contento. Mi rendo conto che ho seminato bene. Le scelte rigorose prese in passato mi stanno dando i frutti meritati. Ho in programma molte presentazioni e altrettante ne ho già fatte in tutt’Italia. Dieci solo in Calabria”. Ma l’amato sud non appaga né il magistrato del romanzo né Chirico. È nella capitale, infatti, che arrivano le soddisfazioni. Prima di lasciare Reggio Calabria lavora per il quotidiano Il domani della Calabria e per Calabria Ora come caporedattore. A Roma collabora da cronista per un’agenzia di stampa parlamentare, nel settore ambiente, ecologia e lavori pubblici. Poi, per tre anni è caporedattore della storica testata Paese Sera, riaperta nel 2008. L’obiettivo del giornale è svecchiare il giornalismo ingessato della capitale, puntando su un gruppo di giovani giornalisti. Chirico però è giornalista d’assalto. Ha alle spalle dossier, libri inchiesta su mafie e omicidi eccellenti, nonché saggi sulla criminalità organizzata. Il caso Valarioti, Il sangue dei giusti, Onorevoli figli di, e il saggio L’area grigia della ‘ndrangheta di cui è coautore sono alcuni dei suoi più importanti lavori. La sua penna attraversa anche la televisione e la radio. “Ho collaborato come autore al programma Polifemo di Mtv – dice Chirico – Mettevamo in luce start up, facevamo reportage su tematiche scottanti e organizzavamo inchieste a tema sul mondo del lavoro. C’era un modo innovativo di presentare i fatti. E le riprese erano girate in maniera originale. Per Rai1 sono stato autore di Cose nostre, un programma in cui si affrontavano storie di giornalisti minacciati dalle mafie e di Buono, brutto, cattivo, un format d’inchiesta e informazione. Per Rai3 ho lavorato per Agorà estate e per La Effe, la tv della casa editrice Feltrinelli, al programma F come festival, in cui si preparavano reportage sui maggiori festival culturali italiani”. Informare, fare ricerca, raccontare storie dimenticate, senza mai smettere di credere nella forza della comunicazione. Sono i modi con cui Chirico lavora. Dalla televisione alla radio, con il noto programma Wikiradio. Dai quotidiani alla saggistica. Dal web, con la serie Rai Angelo, una docufiction sulla riabilitazione carceraria, ai pezzi su repubblica.it, passando per il suo blog mammasantissima.it. Con l’associazione daSud, che nasce in Calabria nell’estate del 2005, crea un vero e proprio movimento anti-ndrangheta. Attraverso dossier, manifestazioni e attivismo su territori a rischio, si occupa di sviluppare una coscienza della legalità. Una cultura della memoria sui fatti di mafia. Nonché portare avanti una lotta sulla violenza contro le donne. “Nel 2008 una nostra azione in piena Locride – racconta Chirico – ci ha fatto salire agli onori delle cronache: a Gioiosa Jonica, in concomitanza alla Lunga Marcia della Memoria, abbiamo restaurato il murales dedicato a Rocco Gatto. Un dipinto intitolato alla resistenza di un mugnaio ucciso dalla ndrangheta nel ’77. Operiamo in tutt’Italia ma oggi la sede è a Roma. Il nucleo operativo è composto in maggioranza da calabresi trapiantati. Ogni anno organizziamo Restart, un festival di cultura antimafia e diritti. Convinti che non basta raccontare semplicemente i fatti ma che occorra esporli bene, scegliamo lavori teatrali, musicali e di realizzazione fumetti solo di alta qualità artistica. Un ultimo nostro progetto è AP. Un’accademia popolare dell’antimafia e dei diritti”. All’interno dell’Istituto Tecnico Enzo Ferrari, nella periferia sud di Roma, l’associazione daSud integra l’offerta formativa con un percorso di educazione non formale: in collaborazione con artisti e operatori specializzati, sviluppa laboratori permanenti per la promozione di diritti sociali e civili, impegnandosi anche in produzioni artistiche. Interviene inoltre sui cittadini del quartiere con riunioni e servizi. Il prossimo obiettivo è recuperare una biblioteca di duecento metri quadrati da mettere a disposizione del territorio. Chirico sostiene i deboli. Da voce a chi non ne ha. Supporta i diritti negati. Con pazienza e costanza. Un lavoro lungo e faticoso che da frutti alla lontana e la cui sola forza è crederci davvero. E tutto ciò fa pensare alla Calabria. Alla terra maltrattata lasciata alle sue spalle. Al sud che ama e odia allo stesso tempo e che vorrebbe migliore. “Non conosco la ricetta per il male che affligge la mia regione – conclude il giornalista – ma di certo occorre che i calabresi ammettano quello che non va. Un atto di rigore che ognuno dovrebbe fare per lottare. Sogno una Calabria che produca un’intellettualità originale. Che dia un racconto nuovo, diverso, di quello che siamo. Senza contare che è difficile farsi largo per i cittadini onesti. C’è troppa compromissione in tante categorie e l’alta immigrazione non facilita lo sviluppo sano. Io provo a dare il mio contributo come posso. Tutta la mia vita è incasellata tra la consapevolezza su cosa non va e la lotta per fare bene”.

Marzo 2018