Una crema cicatrizzante per diabetici con estratti del più famoso ortaggio di Tropea. Così la startup RY Goldzip ha vinto il premio nazionale per l’innovazione in scienze della vita

di Guido Fiorito

Red come il rosso delle cipolle di Tropea, yellow come il colore giallo del preparato, gold come l’oro della cipolla rossa calabrese, zip come la cerniera che chiude le ulcere cutanee dei malati di diabete. Ry Goldzip ha vinto nel 2017 a luglio al Castello Marat di Pizzo il premio come miglior startup calabrese e poi, a dicembre a Napoli, il premio nazionale dell’Innovazione in Life Science (ovvero Scienze della vita per migliorare la salute delle persone), una delle quattro categorie previste dalla più importante business plan competition italiana, cui hanno partecipato 65 progetti da tutta Italia. La startup calabrese ha ricevuto un assegno di venticinquemila euro. Nella natura che ci circonda esistono nascoste sostanze preziose in grado di combattere le malattie dell’uomo e alla loro scoperta. Francesca Aiello, 46 anni, ricercatrice cosentina di Chimica farmaceutica dell’Università della Calabria, dedica da anni i suoi studi a questo ambito fino al successo di Ry Goldzip. Ovvero saperi antichi e tecniche moderne.
“Abbiamo studiato la cipolla di Tropea – racconta – facendo uno screening delle molecole che la compongono, cercando di verificare chi fa e che cosa fa. Siamo partiti dagli scarti, il che non vuol dire che siano parti brutte ma per esempio ortaggi dal calibro non uniforme o inferiore a quello previsto per il commercio. Si è sempre parlato del potere cicatrizzante di queste cipolle come un rimedio della nonna, noi siamo andati a verificarlo in laboratorio”.
Un lavoro paziente che è approdato alla realizzazione di una crema per uso topico.  “La ricerca – continua la dottoressa Aiello – è iniziata sei anni fa, il tempo di caratterizzare tutte le molecole e studiare quale fosse la migliore. Poi siamo passati agli esperimenti in vitro e con successo sugli animali. Infine, un anno fa, la sperimentazione sull’uomo, su pazienti sofferenti di ulcere cutanee e diabetiche al Policlinico Mater Domini di Catanzaro.  Abbiamo verificato che i tempi di guarigione erano molto più rapidi. I diabetici hanno un rallentamento della funzione cicatrizzante per gli sbalzi glicemici. Se si interviene subito si guarisce e si evitano i rischi di amputazione. Inoltre la facilità d’uso è importante perché si tratta in gran parte di pazienti anziani”.
L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms, dati 2016) afferma che il 15 per cento dei 450 milioni di pazienti affetti da diabete di tipo 2 sviluppa ulcere agli arti inferiori, e un terzo di essi riporta lesioni micro vascolari in grado di causare necrosi delle dita dei piedi con amputazione e rischio di morte.
“Si trattava di pazienti cronici – ha detto Luca Gallelli,  docente di Farmacologia clinica  all’Università di Catanzaro – che erano già in terapia con altri farmaci da tanto tempo e che non avevano nessuna risposta clinica”. Oltre Gallelli, hanno collaborato alla ricerca giovani studiosi del gruppo della dottoressa Aiello: il lametino Gabriele Carullo e Maria Teresa Badolato (chimici farmaceutici), Erika Cione (biochimico clinico). La lavorazione unisce gli scarti della la cipolla rossa di Tropea IGP Calabria (250.000 quintali sul mercato nel 2017) all’acido ialuronico ma l’ibrido molecolare può essere realizzato anche direttamente in laboratorio in quantità industriali. La sperimentazione ha verificato anche che la crema ha doti antidolorifiche e combatte il  prurito.
La strada per la realizzazione di un farmaco a disposizione dei pazienti, nonostante i due prestigiosi premi vinti, è ancora senza certezze. Spiega Francesca Aiello:  “Adesso abbiamo partecipato al bando regionale di Talentlab, per accedere a finanziamenti e avviare una spin-off universitaria che ci consenta di continuare questo tipo di ricerche. Per quanto riguarda la crema siamo stati contattati da numerose aziende ma nessuna disponibile a far sua l’attività. Il mio telefono squilla anche cinquanta volte al giorno con pazienti diabetici che chiedono il preparato. Io non posso dare nemmeno un campione, perché siamo in una fase sperimentale e può essere somministrato solo dentro questo protocollo. Mi dispiace e mi piacerebbe fosse possibile produrla subito”.
Francesco Aiello, sposata e madre di due bambini, si è laureata a Siena dove  poi è rimasta grazie a borse di studio. Poi ha vinto il concorso di ricercatore all’Unical, l’Università della Calabria di Rende. Oggi insegna Chimica e Tecnologia farmaceutica e Laboratorio di estrazione e sintesi dei farmaci. “Nel 2004-2005 – racconta – ho lavorato a Los Angeles nella School of Pharmacy, dell’Università della California del Sud, dove ho fatto molta ricerca in particolare su sostanze per combattere il cancro alla mammella. Ho qualche rimpianto di non essere rimasta là, dove potevo contare su maggiori risorse e laboratori. La ricerca al Sud è penalizzata.  Per alcuni strumenti esiste un solo esemplare che serve per un intero dipartimento, se si rompe si ferma tutto”.
Tra le sostanze indagate da Francesca Aiello alla ricerca di farmaci anche il miele e la liquirizia calabresi. “La liquirizia – conclude – ha funzioni antibatteriche e le sue  foglie contengono antiossidanti. Nello screening abbiamo trovato molecole molto interessanti. Ho cercato di ritagliarmi una fetta di ricerca che mi piacesse. Anche se a volte ho la sensazione di stare ai confini del mondo. Come ricercatore vorrei fare qualcosa di utile non fine a se stessa. Dopo i premi vinti mi sarei aspettata di poter disporre di  più mezzi e strumenti per proseguire le ricerche. Spero, comunque, che il nostro preparato sia disponibile a tutti, a partire dalla Calabria, la terra cui sono legata ma in cui è difficile fare ricerca”.

Marzo 2018