Centinaia di abiti del Settecento e dell’Ottocento, una raccolta delle grandi firme della moda fino agli anni ’70: Le collezioni del museo del costume di Mirto presto saranno esposte al Metropolitan Museum of Art

di Laura Grimaldi

Il Met di New York lo corteggia. E lui accarezza l’idea di raggiungere la Grande Mela per Natale. Il Metropolitan Museum of Art, uno dei più grandi e importanti musei del mondo, sarebbe lieto di aprire le porte alla collezione del Museo del Costume e della Moda siciliana. The Met vorrebbe esporre centocinquanta abiti del Settecento e Ottocento, soprattutto costumi della cultura popolare e contadina dell’Isola, selezionati dall’immensa collezione custodita dal 1991 a Palazzo Cupane, oggi di proprietà del Comune. Storico edificio nobiliare nel cuore del piccolo centro dei Nebrodi, non lontano dalla costa tirrenica dove si produceva la seta. Lì dove in passato c’erano alberi di gelsi e filande. Merito del clima e di corsi d’acqua rigogliosi.

“L’invito del Met è motivo d’orgoglio per noi e allo stesso tempo un impegno non indifferente, sia economico che di professionalità, per trasferire in tutta sicurezza decine di abiti d’epoca Oltreoceano e allestire una mostra idonea a un’istituzione museale tanto prestigiosa”, dice l’architetto Pippo Miraudo, fondatore e anima del museo di Mirto, scenografo e costumista di teatro e cinema che ha lavorato con Quartucci, Bolognini, Kounellis, Zeffirelli. “Un unicum in Sicilia e nel sud Italia”, soprattutto per i tradizionali costumi popolari dell’Ottocento, che anche gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno scritto di voler visitare. Ce ne sono di particolari e bellissimi nella Sala della Botte al piano terra del museo di Mirto. Ci raccontano di feste religiose e di folclore di diversi centri dell’Isola, di usanze e tradizioni di diverse etnie da Piana degli Albanesi a San Fratello.

È sicuramente uno dei 273 tra musei, monumenti, opere d’arte e aree archeologiche d’Italia che beneficeranno di un contributo previsto dal progetto della Presidenza del Consiglio dei Ministri “Bellezza@ – recuperiamo i luoghi culturali dimenticati”. Lo scorso dicembre a Palazzo Cupane e al Museo del Costume sono stati destinati 590 mila euro. “Serviranno per eliminare le barriere architettoniche e agevolare la fruizione degli spazi espositivi – dice Maurizio Zingales, sindaco del piccolo centro dei Nebrodi -. Per una corretta conservazione degli antichi e preziosi tessuti degli abiti, vorremmo dotare le sale di nuove teche e di moderni impianti di illuminazione, di controllo dell’umidità ambientale e anche di strumenti per il monitoraggio costante del microclima interno”.

Un’esposizione permanente distribuita su tre piani che racconta il modo di vestire dei siciliani tra diciottesimo e ventesimo secolo, in città, paesi e campagne. Una “storia di stoffa” lunga tre secoli tra cambiamenti, influenze ed evoluzione del gusto e delle mode. Ma anche un viaggio attraverso i mutamenti culturali della società siciliana nelle diverse epoche. Non ultima l’età dei Florio, protagonisti assoluti della vita economica dell’Isola e che impressero uno stile di vita nella Palermo di fine Ottocento e inizi Novecento.

Un museo pubblico che vanta oltre tremila pezzi tra abiti, biancheria intima, corredi per neonato e un’infinità di accessori preziosi e bizzarri: borse, cappelli, scarpe, ombrellini, guanti, scialli e ventagli. Un patrimonio che continua ad arricchirsi anche grazie a generose donazioni di tanti privati. L’ultima in febbraio. Chi da oggi visiterà il museo troverà venti abiti dagli anni Quaranta ai Settanta del Novecento. Originali creazioni di note sartorie siciliane e anche capi esclusivi delle più prestigiose Maison dell’alta moda mondiale. Appartengono a Maria Rosaria Annino di Siracusa che ha voluto farne dono al museo in febbraio, il mese in cui si sposò nel 1969. Il suo candido vestito fu creato in esclusiva per lei da Valentino. Il grande stilista che, curiosa concomitanza, nel 1968 firmò l’abito da sposa di Jaqueline Kennedy per le nozze con l’armatore greco Onassis.

Con quattro metri di pesante strascico, il vestito da sposa appena esposto occupa un’intera sala al secondo piano del Museo. Sobrio nelle linee, raffinato nel tessuto e impreziosito da soffici piume di struzzo fermate da cristalli di rocca e Swarovski. Il manichino a fianco indossa il tight dello sposo. Tutto intorno altri abiti fashion di Paco Rabanne e Ken Scott appartenuti alla stessa proprietaria. E sembra che altri ne donerà al museo nei prossimi mesi. Creazioni di Christian Dior, Chanel e Yves Saint Laurent. Nomi della moda internazionale con i quali negli anni Cinquanta collaborò la stilista messinese Mimma Ferraro. Per questo ribattezzata Madama Ferraro, come il premio a lei intitolato. Un talento tutto siciliano ricordato per il suo buon gusto, passione e tenacia nel lavoro. Un riconoscimento giunto alla seconda edizione e promosso dall’associazione “Prima Sicilia” con il patrocinio della Camera nazionale della moda italiana.

Di Mimma Ferraro si conserva nel museo di Mirto una selezione di trent’anni di moda. Abiti, splendido quello da gran sera, accessori, ritagli di giornali dell’epoca, fotografie in bianco e nero raccontano di sfilate, mondanità e bellezza. Delle mannequins innanzitutto. Thea, Mary e Alla “le tre superbe creature prescelte e fatte venire di lontano dalla signora Ferraro per la presentazione dei 73 modelli”. Era il 30 ottobre del 1952 e la Gazzetta del Sud diede ampio resoconto di quel defilé e della prestanza delle modelle. Alla, in particolare, la modella “del grande asso della moda parigina Christian Dior” che Madame Ferraro ben conosceva.

Sin dalla fondazione il museo di Palazzo Cupane e l’amministrazione comunale hanno promosso diversi eventi con istituzioni, enti e fondazioni culturali siciliane che si occupano di moda e costume. Il museo di Mirto è pronto ad accogliere quindici giovani di scuole di moda dell’Isola per il primo concorso “Abito in chiave di violino” promosso in collaborazione con l’associazione di promozione sociale “In Sicilia” di Palermo. Gli aspiranti stilisti avranno tempo un giorno, il 15 aprile, per disegnare e creare un abito ispirato a un brano musicale. Nel corso della manifestazione dovranno cimentarsi anche con una prova di droping su manichino. Saranno valutati da una giuria di esperti che decreterà i tre migliori. Un modo per mantenere vivi i rapporti con quanti operano nel settore e dare opportunità ai giovani talenti di emergere”, dice Miraudo. Il suo sogno nel cassetto è di allestire un laboratorio all’interno del museo per il restauro dei tessuti degli abiti antichi in collaborazione con l’Università di Palermo.