È stata la più giovane viticoltrice d’Italia, produce vini apprezzati in tutto il mondo, ha scritto un libro che ne ha fatto uno dei paladini dell’agricoltura naturale. Arianna Occhipinti racconta la sua assoluta passione per la terra

di Vincenzo Donatiello
foto Sigismondo Novello

Racconta come è nata la tua passione per il vino.
“Sono Arianna, nata a Marsala e cresciuta a Vittoria. Terra di agricoltori e, cento anni fa, di tanti viticoltori. Ho ereditato la passione per la vigna da mio zio Giusto con il quale ho mosso i primi passi in cantina, le prime passeggiate nel vigneto. Mio padre non è viticoltore, ma mi ha trasmesso l’amore per la campagna e per le pietre antiche. Ho studiato Viticoltura e Enologia a Milano ed è nata una grande passione, il desiderio di un lavoro, il ritorno in Sicilia. Ho recuperato una vigna e iniziato un percorso che poi sarebbe diventato la mia vita. Il vino è parte di me, dei miei ricordi e del mio futuro”.

Un pregio e un difetto della tua terra.
“La Biodiversità un grande pregio, difetti molti ma ci stiamo lavorando”.

Qual è il primo vino nei tuoi ricordi?
“Marsala Vecchio Samperi di De Bartoli. Mia madre è di Marsala. Questo vino è sapore e odore dei suoi ricordi. I vini di Marco non mancavano mai a tavola dopo un buon pranzo”.

Il posto nel mondo dove ti piacerebbe lavorare.
“Qui In Sicilia, c’è troppo da fare”.

Qual è il personaggio del mondo del vino che stimi di più?
“Come vignaioli molti. Che racconta di vino in modo unico è Sandro Sangiorgi. Non potrò mai dimenticare la verticale di Radikon, la giornata del suo primo memorial lo scorso anno. È stato lui a condurci verso i suoi vini. Vini che ho bevuto più volte, ma che Sandro mi ha fatto assaggiare da una prospettiva ancora diversa. È andato oltre il vino, o forse il vino è andato oltre noi. E lui ci ha aiutato a seguirlo”.

Nel 2013 sei salita sul palco del concerto del Primo Maggio. Ricordi e sensazioni?
“È stato un anno intenso il 2013, stavo costruendo la nuova cantina e mi preparavo a spostarmi a Bombolieri dove c’erano sette ettari di vigna in più. Il vino, la cantina, le vigne…Queste sono state sempre le mie priorità e ciò che mi ha sempre tenuto con i piedi per terra. Poi nel frattempo il libro e tante cose da fare sino al concerto. Ricordo l’energia di quella sera, pensavo di poter parlare in scioltezza come si fa alle degustazioni…e invece avevo quasi ottocentomila persone di fronte e la voce non poteva che essere emozionata. Ma ero decisa a dire la mia. Ho portato l’agricoltura sul palco e questa per me è stata una grande soddisfazione. Dal giorno dopo sono arrivati tanti messaggi di ragazzi che hanno ricevuto speranza da quelle parole nel continuare a fare agricoltura o ancor di più cominciare. Questo è stato sicuramente il risultato più bello”.

L’anno scorso hai lanciato un grido di rabbia e allarme sull’inquinamento in Sicilia. A oggi è cambiato qualcosa?
“Purtroppo al momento viviamo dei momenti difficili. Da un lato c’è una Sicilia che cresce nel turismo, una Sicilia del riscatto fatta di progetti meravigliosi che vanno avanti e portano questa terra nel mondo e portano il mondo qui in un certo senso. Una terra bella, meravigliosa, solare, unica forse. Dall’altro tante contraddizioni, le raccolte differenziate che stentano a partire, le campagne con i rifiuti, gli incendi, la crisi agricola e tanti altri temi che rappresentano la vera anima dura di questa terra. Ma queste contraddizioni te la fanno amare ancora di più. A volte c’è tanto sconforto, poi io guardo queste terre a volte abbandonate e vedo speranza, immagino nuove vigne, ragazzi che potrebbero cominciare nuove cose, vigneti e campi di grano”.

Arianna tra qualche anno. Quali sono i tuoi progetti futuri?
“La mia priorità è il progetto agricolo. La cosa bella di fare viticoltura e che riscopri una consapevolezza sempre nuova. Oggi c’è quella dei suoli diversi di questa terra. Delle sabbie rosse e del calcare. Sto lavorando su vigne singole di Frappato su contrade diverse e su una nuova vigna di bianco sui Monti Iblei su terreni bianchi argilloso-calcarei. Poi ci sono i vini da perfezionare sempre di più e che mi portano qua e là a conoscere territori diversi per imparare e poi ci sono il grano, gli ulivi. Il mio futuro è qui, a Bombolieri”.