Dopo anni di restauri torna agli antichi splendori il maniero di Serragiumenta, in provincia di Cosenza. Oggi ideale rifugio per una pausa di riposo tra verdi colline coltivate a grano, uliveti e vigneti. E ambienti arredati come cento anni fa

di Maria Laura Crescimanno

Mentre guida disinvolta l’auto elettrica aziendale su e giù per le stradelle interpoderali tra i filari dell’ azienda agricola Serragiumenta, a pochi chilometri dal borgo storico di Altomonte, Rita Biliotti organizza al cellulare le lezioni di inglese per il personale. Al castello, che troneggia possente con le sue torri nella piana di Sibari, da qualche anno stanno iniziando ad arrivare gli stranieri, newzelandesi e americani alla scoperta della Calabria, tra paesaggi naturali intatti, tesori d’arte e sapori indelebili.
La vita di tre generazioni è passata tra queste stanze, legandosi al lavoro della terra. Adesso il castello, dopo un lungo restauro in più fasi durato oltre un decennio, guarda al turismo green legato al buon cibo e alla scoperta del territorio. Attorno ai molti prodotti agricoli, primo tra tutti l’olio extra vergine biologico, il grano, la vite e la frutta, si sta creando una nuova offerta turistica tra brunch di campagna, cene in vigna sotto la luna, maratone e passeggiate campestri. Tra colline di grano, filari di ulivi, vigneti e giovani frutteti a spalliera di albicocche e pesche, all’ombra di antichi boschetti di querce, sono nati i primi sentieri natura.
Il giardino antistante il castello e gli spazi a verde che Rita, architetto paesaggista, ha creato scegliendo piante ed essenze dai colori mediterranei, attorno al nuovo ristorante ricavato nei vecchi locali di lavoro e arredato con materiali di riciclo, sono in pieno fermento.
Il feudo di Serragiumenta, assegnato a Ruggero Policastrello, uomo di fiducia del conte Filippo Sangineto, era rinomato per l’allevamento dei cavalli di buona razza, al servizio del feudatari.  I Sanseverino, principi di Bisignano e conti di Altomonte, succeduti ai Sangineto, nella metà del XVI secolo, vi eressero il sontuoso castello, forse per esigenze difensive, aperto tra mare e monti, in vista del blu dello Jonio e delle alture del Pollino.  Amanti della quiete dei campi, i conti di Altomonte ne fecero la loro residenza estiva e ampliarono il castello migliorando la cappella antistante, dove la domenica affluivano anche i lavoratori della zona.
“Nel 1947 – dice Rita – fu acquistato, insieme ai terreni agricoli circostanti, da mio nonno Federico che si occupò di un primo recupero della struttura, adibita ad abitazione privata, e del rilancio delle produzioni agricole, ancora pressochè assenti nella zona, cosa che gli è valsa numerosi riconoscimenti e premi”. I lavori di ristrutturazione del castello consisterono nella posa in opera  di “nuovi” pavimenti in graniglia al piano dei saloni, visto che i vecchi pavimenti originali non erano sopravvissuti ai bombardamenti della seconda guerra mondiale; la creazione di bagni e di una piccola cucina e l’apertura di due finestre nelle due torri.  Altra modifica significativa del periodo del dopoguerra fu la creazione di un passaggio sospeso che dal corpo centrale conduce al tetto del fabbricato retrostante,  adibito a terrazzo, da cui si poteva godere di un panorama eccezionale. Divenne questa la zona privata preferita per gli abitanti del castello.
Il risultato, per il visitatore di oggi, è un giusto equilibrio tra intimità, autenticità e gusto sobrio. Al primo piano si è conservata intatta l’aria di inizio Novecento, i mobili d’epoca e gli arredi, foto di famiglia, ceramiche, il pianoforte della nonna: tutto è rimasto a raccontare la storia vissuta a contatto con la natura intorno. Perfino gli immensi armadi di legno profumato che arrivano per oltre quattro metri sino al soffitto sono stati perfettamente restaurati. La luce accecante, attraverso le nuove e ampie vetrate, inonda le sale allineate: quella da pranzo, da biliardo, conversazione, biblioteca, prima colazione, ciascuna con un grande camino. Sulla terrazza, dove lo sguardo spazia sulle colline intorno, è stato perfino possibile ricavare una piccola piscina, dove poter fare la prima colazione nel silenzio magico della campagna calabrese, nella lunga stagione dalla primavera sino agli inizi d’autunno.
Dall’inizio del secolo – racconta Rita che per la terza generazione, dopo suo nonno Federico e uno padre, ingegnere e viaggiatore, dirige le aziende agricole riunite insieme al fratello – finalmente soffia un vento nuovo. “Abbiamo subito capito, di fronte alla crisi dell’agricoltura tradizionale del meridione, che, oltre alla secolare coltivazione del grano, bisognava differenziare le attività aziendali, aprirsi ai nuovi turismi green, restando in linea con la tradizione di famiglia. Abbiamo dunque puntato, oltre alla qualità dell’olio biologico, dei frutteti e degli allevamenti, anche a un nuovo progetto di turismo equestre e di ospitalità. Intanto, l’offerta della ristorazione gourmet a base di prodotti genuini aziendali, ha visto la luce: da quest’ anno, è aperto infatti il nostro ristorante, La Voliera, affidato ad un giovane chef del territorio”.

Dicembre 2017