La Cattolica di Stilo, la cattedrale di Cosenza, ma anche la Varia di Palmi, la festa dell’Abete. La Calabria mette in mostra le sue meraviglie, materiali e immateriali, e chiede un riconoscimento mondiale. Un lungo cammino che potrebbe cambiare per sempre la vita e l’economia di molte comunità

di Laura Grimaldi

Sono ancora pochi ma saranno di più tra qualche tempo. Quelli che già esistono sono apprezzati dal mondo intero e in alcuni casi diventati modello e fonte d’ispirazione per altre candidature. I diversi riconoscimenti Unesco al patrimonio culturale, storico, architettonico e naturalistico della Calabria sono arrivati tra il 2011 e il 2015. Altri si annunciano anche se il percorso verso il traguardo è lungo e complesso.
È il caso della Cattolica di Stilo. Dopo undici anni dal suo inserimento insieme ad altri sette siti basiliano-bizantini nella Tentative List, l’iter verso il più ambito riconoscimento Unesco è ancora in fase embrionale. La Tentative List è di fatto un elenco che ogni Stato membro presenta al Centro del Patrimonio mondiale per segnalare i beni del patrimonio culturale che vorrebbe iscrivere nelle prestigiose liste Unesco. “Non sappiamo chi a suo tempo possa aver presentato la proposta di inserimento nella Lista”, dice con un po’ di imbarazzo Francesco Sorgiovanni, responsabile del settore amministrativo Affari generali del Comune di Stilo, un paese di tremila abitanti aggrappato alle pendici del monte Consolino, affacciato sulla vallata dello Stilaro e inserito nel circuito dei Borghi più belli d’Italia. ”Vorremmo sapere come procedere per rafforzare la candidatura presentata anni fa in modo da ottenere prima possibile il riconoscimento più importante che l’Unesco attribuisce a un sito, quello di Patrimonio mondiale dell’umanità. Un valore aggiunto per questo luogo unico nel suo genere”.
Non ha torto. Stilo divenne nel X secolo il principale centro bizantino della Calabria meridionale, accolse monaci basiliani che abitarono le sue grotte, chiamate laure, lungo le pendici del monte Consolino. Su un poggio isolato costruirono il celebre centro liturgico quale luogo di preghiera comune. A ragione la Cattolica di Stilo è considerata dagli studiosi tra i più importanti monumenti della regione. E non a caso nel 2015 è stata scelta per rappresentare la Calabria all’Expo a Milano. È straordinario vedere come dopo undici secoli, la Cattolica sia ancora miracolosamente intatta e ancora attiva. “Una ventina d’anni fa – dice Francesco Sorgiovanni – sono tornati i monaci dal Monte Athos e hanno ripreso a celebrare la liturgia bizantina per ogni ricorrenza”.
Si danno invece un gran da fare ad Alessandria del Carretto, piccolo comune del Pollino, nella rete dei Borghi autentici d’Italia. Amministratori e cittadini, qui tutti aspirano al più alto riconoscimento Unesco per la tradizionale “Festa dell’Abete” (“a feste da pite” in dialetto locale). Un rito antico che ritorna ogni anno l’ultima domenica di aprile in onore del patrono Sant’Alessandro Papa e martire. La festa è conosciuta anche con il nome di “Matrimonio degli alberi” perché rinnova l’amicizia tra due Comuni, quello di Terranova del Pollino, in Basilicata, che secondo tradizione dona un grande abete bianco al Comune di Alessandria del Carretto. Il tronco alto venti metri viene tagliato in due parti e per tre chilometri sospinto da uomini con corde e particolari attrezzature artigianali fino al cuore del Parco. Un rituale rallegrato da suonatori di zampogna, organetto e tamburello.
“La richiesta di iscrizione della ‘Festa dell’Abete’ nella Lista per la salvaguardia del Patrimonio culturale immateriale l’abbiamo presentata nel 2010 al Mibact, il Ministero dei Beni e le Attività culturali e del Turismo”, dice Vincenzo Arvia, presidente dell’associazione di promozione sociale “Vacanzieri insieme attraverso l’Italia”, capofila di un’ Associazione temporanea di scopo di cui fanno parte il Comune e l’Istituto comprensivo Corrado Alvaro di Trebisacce. “Dalla sede centrale Unesco a Parigi abbiamo in seguito ricevuto il numero di protocollo dell’istanza, ma si sa che ogni Stato membro ha una possibilità all’anno di promuovere candidature e quindi i tempi si allungano. Per questo è fondamentale il ruolo delle istituzioni e della politica di un territorio nel sostenere quei processi bottom-up che vedono le comunità protagoniste dei percorsi di candidatura”.
Nelle scorse settimane la Regione Calabria ha formalmente avanzato allo stesso Ministero la richiesta di avvio della procedura che riguarda il percorso di candidatura sul tema “Magna Grecia” che coinvolgerà esperti in candidature Unesco, Soprintendenze, il mondo accademico e quello associativo, amministratori locali. “Un progetto finalizzato al riconoscimento di un sistema certamente al centro e alle radici della storia dell’Europa Mediterranea e che, proposto dalla Calabria, si aprirà alle regioni confinanti. Un piano strategico che mette insieme cultura e territorio con al centro le terre della Magna Grecia”, spiega Patrizia Nardi, storico dell’età contemporanea, esperta in valorizzazione del patrimonio culturale e referente di candidature Unesco. In questa veste segue anche il progetto “Terre di Bergamotto e Area grecanica”. La prospettiva Unesco viene accarezzata da un gruppo di esperti e portatori d’interesse, tra cui il Consorzio del Bergamotto, l’Università Mediterreanea, l’Archivio di Stato di Reggio Calabria, la Soprintendenza e soprattutto gli stakeholder locali. Un progetto finalizzato alla valorizzazione e promozione delle buone pratiche di salvaguardia di una produzione unica al mondo, al servizio della profumeria e della farmaceutica.
E ancora. Ci sono due associazioni calabresi (Terranova di Sibari e Tiriolo) nella rete di venticinque sodalizi italiani che realizzano l’antico teatro della Passione di Cristo e le Sacre rappresentazioni, sostenuti in un percorso di candidatura da quattordici sodalizi di altrettanti Stati europei e finalizzato all’iscrizione di questo affascinante elemento della cultura della tradizione europea nel Registro delle Buone Pratiche. “Il dossier di candidatura sarà presentato al Mibact il prossimo anno – dice Patrizia Nardi, anima anche di questo percorso – E l’incontro che il 30 settembre e il primo ottobre si terrà a Caltanissetta, è pensato proprio per divulgare e valorizzare il patrimonio culturale della Performing art della Settimana Santa in Italia ed Europa”.
A Palmi si sono spenti da poche settimane gli echi della sontuosa festa popolare in onore di Maria Santissima della Sacra Lettera, patrona e protettrice della cittadina. È uno spettacolo da non perdere vedere quei duecento “Mbuttaturi” (portatori) mentre trasportano a spalla la Varia, un enorme carro sacro che rappresenta l’universo e l’assunzione in cielo della Vergine Maria. La Varia di Palmi è la festa più importante della Calabria e si celebra l’ultima domenica di agosto. Una delle quattro processioni italiane, inserite nella “Rete delle grandi macchine a spalla” diventate Patrimonio immateriale dell’umanità quattro anni fa. Le altre sono la “Faradda di li candareri’ di Sassari, la “Macchina di Santa Rosa” di Viterbo, “I Gigli” di Nola. La Varia di Palmi è l’unica realtà della Calabria ad aver ricevuto il più alto e prestigioso riconoscimento che assegna l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la scienza e la Cultura.
L’innovativa proposta italiana della “Rete della grandi macchine a spalla”, la prima al mondo del genere, fu votata all’unanimità e indicata come “modello e fonte di ispirazione” per le future candidature Unesco del patrimonio immateriale. “Il circuito delle comunità delle feste ha fatto, finora, un percorso straordinario, – spiega ancora Patrizia Nardi – perché ha dimostrato, attraverso la disponibilità alle sinergie tra comunità con storie e vissuti differenti, che la cultura può essere veramente strumento di sviluppo e di crescita: uno strumento importante di consolidamento per le comunità più avanzate e d’ incoraggiamento per quelle strutturalmente più deboli”.
Nel gennaio del 2012 era stato inserito nella Tentative List anche il Parco Nazionale della Sila – Gran bosco d’Italia. Una candidatura che la Commissione Unesco Italia ha ritenuto di recente di dover ritirare. Se si tratti di una decisione temporanea o definitiva si vedrà, ma intanto nel 2014 il Parco della Sila con il suo ricco patrimonio paesaggistico e di biodiversità è stato inserito dall’Unesco nella Rete mondiale delle Riserve della Biosfera. Il Programma MAB (Man and Biosphere) è stato avviato dall’Unesco negli anni Settanta con lo scopo di migliorare il rapporto tra uomo e ambiente e ridurre la perdita di biodiversità attraverso specifici programmi di ricerca. La Riserva del Parco nazionale della Sila è la decima istituita in Italia. Si estende oltre i confini del Parco e copre ben un terzo della regione Calabria. “Si tratta di un importantissimo riconoscimento che proietta il Parco della Sila, tutte le aree limitrofe coinvolte e l’intera regione nel panorama internazionale”, dice Sonia Ferrari che del Parco nazionale è stata per cinque anni il presidente e oggi il commissario. Dal 2016 è anche presidente della Fondazione MAB (Man and Biosphere) Sila. “È frutto di un lavoro fatto insieme agli enti territoriali (Regione Calabria, Province di Cosenza, Catanzaro e Crotone, 68 Comuni) e con tutti gli attori della comunità silana (università, istituzioni scientifiche, Ong, associazioni di categoria, rappresentanti del mondo produttivo) – aggiunge -. Il partenariato coinvolto è molto ampio e comprende 113 soggetti diversi. Grazie a questo riconoscimento il nostro territorio diventa un modello di gestione e un’area di sperimentazione di programmi strategici di sviluppo sostenibile. Stiamo lavorando alla costituzione di un biodistretto per favorire la produzione agroalimentare di qualità. Abbiamo già organizzato alcuni incontri con le aziende di settore che hanno manifestato la loro disponibilità”.
“Testimone di una cultura di pace” è stata dichiarata nel 2011 dall’Unesco la Cattedrale di Santa Maria Assunta di Cosenza. “Un riconoscimento di cui la diocesi e la città sono particolarmente orgogliose. Si riferisce alla vita dell’uomo, al vissuto della gente intorno alla cattedrale che già naturalmente e di per sé è chiamata a promuovere una cultura di pace”, dice don Giacomo Todio, fino al settembre dell’anno scorso parroco e rettore della Cattedrale di Cosenza. Ruolo che oggi ricopre don Luca Perri. “Un monumento importante per la storia dell’arte perché testimonia il passaggio di due stili architettonici, dal romanico al gotico. Per vedere un monumento di simile bellezza bisogna andare nel Sud della Francia, nella zona di Citeaux, da dove si è espanso lo stile gotico in tutta Europa, aggiunge. Il riconoscimento è stato il pretesto per avviare una serie di iniziative finalizzate alla promozione della solidarietà. Una di queste, il premio “Testimoni di una cultura di pace” consegnato in questi anni ad associazioni o gruppi di persone impegnate in realtà drammatiche. L’auspicio è che la tradizione del premio non vada perduta.
“A Rossano si arriva attraversando una pianura deliziosa che anche in pieno inverno offre ancora tutto il fascino della primavera; delle piogge leggere e il calore del sole generano un clima felice che mantiene la vegetazione sempre lussureggiante”, scriveva dalla Calabria l’ufficiale napoleonico Duret de Tavel nelle sue lettere al padre tra il 1807 e il 1810 durante l’occupazione francese del Regno di Napoli. E vale il viaggio nella “Ravenna del Sud” il meraviglioso capolavoro di epoca bizantina, il Codex Purpureus Rossanensis, conservato da più di un secolo nel Museo diocesano di Arte Sacra da poco rinnovato. Grazie all’impegno dell’Arcivescovo di allora Santo Marcianò e dopo un iter durato otto anni, nel 2015 il Codice purpureo è stato inserito dall’Unesco nel Registro “Memorie del Mondo”. È custodito in una teca climatizzata e monitorata 24 ore su 24.
“Proviene dalla Siria – spiega don Nando Ciliberti, direttore dei Beni culturali della diocesi di Rossano – Cariati -. Unico al mondo per completezza poiché a differenza di altri raccoglie l’intero Vangelo di Marco e di quello di Matteo manca solo qualche versetto finale. È scritto con caratteri greci in oro e argento e contiene quattordici raffinate miniature con scene ispirate al Vangelo”. Dopo un necessario intervento di restauro a opera degli esperti dell’Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario di Roma, dall’estate del 2016 l’antico Codice purpureo è ritornato a Rossano e nuovamente esposto al pubblico. In un anno ha richiamato a Rossano quindicimila visitatori. A conferma che i riconoscimenti Unesco, pur nella loro diversità, oltre a colmare un vuoto di interesse da parte delle istituzioni, inducono alla consapevolezza che il patrimonio sia un valore che va trasmesso alle giovani generazioni e per questo tutelato e salvaguardato. E si pensa anche a una rete dei beni riconosciuti dall’Unesco, materiali e immateriali, per meglio individuare un piano strategico di intervento. Sono ancora pochi a farne parte, ma di sicuro saranno di più tra qualche tempo.

Settembre 2017