Nato in Germania, vissuto in giro per il mondo e infine approdato in Calabria, Max Castelli, di mestiere filmmaker, ha deciso di narrarne uomini e luoghi, “perché qui trovo ancora storie uniche e preziose”

di Lucia Esposito
fotografie di Oreste Montebello

Va in giro e racconta storie di luoghi e persone con immagini e parole. “Filmmaker? No. Regista? No. Youtuber? No. Se non fosse un termine così abusato negli ultimi tempi direi che sono uno storyteller”. Massimo Castelli fa fatica a trovare un’unica definizione che spieghi quello che fa, ma gli bastano due parole per spiegare perché lo fa: passione e curiosità. La sua idea era quella di vivere esperienze in giro per il mondo e poi raccontarle attraverso l’occhio della telecamera e la forza delle parole. Ma poi la vita, anzi, l’amore lo ha portato un’estate in Calabria e ha scoperto che questa terra contiene così tante storie uniche e preziose che non ha più smesso di raccontarla. “E’ una regione ancora poco conosciuta e per me che sono un esploratore è un paradiso. E’ un luogo misterioso che a volte chiede di essere narrato, proprio come alcuni personaggi che incontro durante i miei viaggi”.
Massimo ha 36 anni, è nato a Colonia, in Germania da mamma veneta e papà di origine siciliane. A quindici anni decide di andare a studiare per un periodo in Brasile, “questo viaggio, l’ho capito dopo, cambierà per sempre la mia vita”, poi torna a casa ma continuerà a viaggiare: dalla Francia alla Spagna, dall’Olanda fino in Australia dove perfeziona i suoi studi multimediali, dalla fotografia alle riprese e produzione di video.
Torna in Italia e crea un’azienda da un’idea che aveva in testa sin dal suo primo viaggio in Brasile: importare frutta surgelata tropicale per fare frullati. “L’azienda cresceva al ritmo del trenta per cento l’anno, ma dopo dieci anni non volevo più fare l’amministratore delegato, volevo coltivare la mia vena artistica e creativa. I miei studi erano stati tutti in quella direzione ma poi mi ero ritrovato a fare l’imprenditore. Gestivo l’azienda secondo l’idea per cui i dipendenti non vanno imbrigliati dentro orari di lavoro perché non mi interessava quando e quanto lavoravano ma guardavo al risultato. L’unico obbligo che lasciavo ai miei collaboratori era la reperibilità negli orari di ufficio. Mi occupavo di realizzare tutti i video promozionali dell’azienda ma non mi bastava più”.
Massimo vende la sua azienda e cambia vita. La sua compagna e socia in affari lo porta in Calabria e Massimo scopre un mondo nel mondo. “Mi colpisce subito quell’incantesimo al contrario di cui sembrano vittime i calabresi quando raccontano solo quello che non va, quello che non funziona, quello che non hanno e così si dimenticano di tutto quello che hanno. Io vedevo e vedo tanta bellezza in quella terra sospesa tra cielo e mare, piena di storia e tradizioni, di giovani che qui fanno quello che altrove pochi hanno il coraggio di fare e l’energia per realizzare le loro idee. Penso alla cooperativa ‘Nido di Seta’ e ai tre ragazzi che hanno recuperato l’arte dalla bachicoltura, penso a Stefano Caccavari che è partito da un orto e ha creato un’azienda grazie a Facebook, penso a Marco Rizzitano e alla sua hamburgheria, il Rizzi’s, che utilizza solo ingredienti made in Calabria dalla carne alle verdure fino ai salumi e ai formaggi”.
Massimo spiega che racconta e pubblica sui suoi canali – Youtube, Facebook, Instagram – solo le storie che vive e che lo colpiscono senza alcun calcolo da social media manager su quelle che potrebbero avere più visualizzazioni. Ha vari sponsor che lo sostengono. <In particolare Caffè Guglielmo che non limita la mia libertà, non mi condiziona in alcun modo né nei contenuti né nei tempi di realizzazione. Lo scopo principale non è fare visualizzazioni (che pure ci sono, ndr) ma quello di far conoscere i luoghi, la Calabria soprattutto, attraverso le persone che li vivono. Come il borgo abbandonato di Belmonte Calabro che un gruppo di giovani ha recuperato e trasformato in un albergo diffuso, come la cascata “sconosciuta” del torrente Assi e la passeggiata avventurosa che si fa per raggiungerla. Inutile chiedergli il luogo che ama di più, lui risponde: “Perché mi fa questa domanda? Ho delle storie che non ho ancora pubblicate perché voglio metabolizzarle. Io vivo quello che racconto, ci entro con tutto me stesso. E seguo i miei tempi senza la fretta di dover realizzare un lavoro entro una data”. La scorsa estate ha passato quattro mesi in Calabria e qualche volta lo ha anche sfiorato il pensiero di trasferirsi. “Ma poi scaccio via quest’idea perché non mi piace mettere radici. Tanto poi in Calabria ci torno e ogni volta scopro nuovi luoghi”.

Settembre 2017