A Roma, in una palazzina nei pressi di piazza Barberini, si trova la sede della segreteria di Sua Altezza reale Carlo di Borbone delle Due Sicilie, stanze dove continua a vivere un’altra storia

di Laura Anello
Fotografie di Emanuela Villa

Il Regno non c’è più, annesso a quello di Sardegna dopo il plebiscito del 1860 – farsa o legittima determinazione del popolo, è questione su cui la Storia non ha smesso di interrogarsi – mentre ancora si combatteva per la difesa della fortezza di Gaeta, simbolo e baluardo dei Borbone. Un anno dopo, il 13 febbraio 1861, il re Francesco II, accompagnato dalla regina Sofia, si allontanò dai suoi Stati avendo solo autorizzato la capitolazione della fortezza. Ma, attenzione, senza alcun atto di acquiescenza, di abdicazione né di rinuncia. Anzi, sottolineando che non avrebbe mai rinunciato – come hanno ribadito gli eredi – ai suoi diritti e alle sue prerogative. Quel Regno spazzato via dalla Storia vive ancora in un elegante appartamento al secondo piano di una palazzina Liberty del centro di Roma, vicino a piazza Barberini, annunciato da una targa dorata: “Real Casa di Borbone delle Due Sicilie”.
Una segreteria con l’aspetto e le funzioni di un’ambasciata. L’ambasciata di un Regno che non c’è, impegnata ogni giorno a organizzare le attività pubbliche di Sua Altezza Reale Carlo di Borbone delle Due Sicilie, duca di Castro, 54 anni, e della consorte Camilla, 46. Gli ultimi eredi della dinastia, protagonisti di una contesa con il ramo “spagnolo” del casato che sembrava conclusa nel 2014 con la firma di un solenne atto di pacificazione. E che si è riaperta recentemente, con la decisione clamorosa di Carlo (padre di due figlie femmine) di designare la primogenita Maria Carolina – per esteso Maria Carolina Chantal Edoarda Beatrice Gennara, duchessa di Palermo, nata a Roma il 23 giugno 2003, che qui su “Gattopardo” parla per la prima volta – alla successione dinastica, in contrasto con l’antica legge salica che passa lo “scettro” per linea maschile.
Successione che significa anche guida dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, l’ordine più antico della Cristianità, nato nel Trecento dopo Cristo, braccio operativo con cui la Casa Reale opera in Italia e all’estero con attività di beneficenza ed esercita la sua influenza. “Il principe – recita la nota ufficiale – ha reso pubblica la decisione di modificare le regole di successione sinora in vigore nella Real Casa di Borbone delle Due Sicilie, allo scopo di renderle compatibili con l’ordinamento internazionale ed europeo vigente che proscrive qualsivoglia forma di discriminazione tra uomo e donna, non solo nel godimento dei diritti e delle libertà, ma anche nell’esercizio di qualsiasi funzione pubblica”.
Abbastanza da fare infuriare il cugino spagnolo Pedro Juan Maria Alejo Saturnino y Todos los Santos, capo del casato spagnolo, il quale invece ha un figlio maschio, che adesso minaccia di mandare all’aria l’accordo di riconciliazione familiare raggiunto dopo secoli di contese a suon di documenti, cavilli, interpretazioni di leggi dinastiche.
Ecco perché la giovane Maria Carolina, poliglotta, sportiva, bella come un’attrice (d’altronde la nonna materna era Edy Vessel, protagonista di numerosi film negli Anni Sessanta, fino a 8½ di Fellini) è lanciata nel gotha internazionale come perfetto volto di una dinastia. Un’adolescente che incarna i valori di solidarietà, lealtà, rispetto per l’ambiente, da accreditare come legittima erede, in barba alle proteste del ramo spagnolo della Casata.
Ci si potrebbe chiedere se tutto questo non sia poco più che un gioco di ruolo, una disputa virtuale visto che il Regno delle Due Sicilie che i due cugini rivendicano è relegato ai libri di storia, nonostante i rimpianti e le iniziative di un movimento neoborbonico che ancora sventola le sue bandiere. La Storia, giusta o sbagliata, ha deciso. Eppure qui, in queste stanze decorate di stendardi, stemmi araldici, augusti ritratti di famiglia, fotografie, il tempo si è fermato. A governarlo c’è la giovane e preziosa Laura Cau, sarda di nascita, responsabile della segreteria e padrona perfetta di quattro lingue: francese, inglese, spagnolo, arabo. È lei a occuparsi a tempo pieno degli appuntamenti internazionali delle Loro Altezze Reali, che vivono tra Parigi e Montecarlo ma hanno casa anche nella Capitale. È lei a curare i rapporti con l’aristocrazia di tutto il mondo, a tenere le fila delle attività quotidiane delle delegazioni regionali e straniere dell’Ordine costantiniano, a gestire la fitta agenda di eventi che vede in prima linea la principessa Camilla, socialite riconosciuta, testimonial d’eccellenza di stilisti come Dolce & Gabbana, Luisa Beccaria, Renato Balestra, presidente della giuria dell’ultimo Festival della Tv di Montecarlo, amica dei principi di Monaco e attiva in un paio di fondazioni.
Lei, Camilla, di nascita borghese (è figlia dell’ex presidente di Finmeccanica Camillo Crociani e imprenditrice nella Vitrociset) interpreta alla perfezione il ruolo della moglie dell’erede della Casa Reale. “Una Real Casa – spiega Laura Cau – anche se non possiede più un Regno possiede dei beni, delle proprietà. Quel che era del Regno delle Due Sicilie oggi è nelle mani dello Stato italiano, a partire dalla Reggia di Caserta e dalla Casina vanvitelliana, al cui restauro i principi hanno pure contribuito”.
Perché qui, in queste stanze, nessuno mette in discussione l’Unità d’Italia, nessuno – almeno ufficialmente – sogna il ritorno della monarchia. Anche se il vicario della delegazione calabrese dell’Ordine costantiniano, Aurelio Badolati, non esita a dare il suo punto di vista sulla Storia: “Il Sud subì un’aggressione armata – dice – da parte di un Paese straniero che non gli voleva dichiarare neanche guerra. La Calabria ai tempi dei Borbone era la seconda potenza siderurgica d’Europa, dopo quella inglese, con oltre duemila operai. Basta andare a Mongiana per capirlo, dove c’erano le Real Ferriere del Regno e dove a breve faremo un’importante iniziativa. Quel luogo ci ricorda cosa fummo, quando oggi tentano di ridurci a fenomeno criminale. È un desiderio di riappropriarci della memoria contro il tentativo di cancellarla. Perché la Storia la scrive chi vince, il Sud l’ha subita. Ma il Sud non nasce nel 1861. Non mi stupisco quindi quando ai convegni veniamo accolti con la bandiera dei Borbone. L’altro giorno mi ha chiamato un parroco di una chiesa dove tra pochi giorni si terrà una delle nostre manifestazioni di beneficenza. Mi ha detto, un po’ allarmato: vogliono esporre la bandiera, si può? E io ho risposto: certo, non è vietato”.
Così la Casa Reale esercita la sua influenza attraverso una serie di iniziative tutte mirate a tenere alto il suo prestigio. “Stiamo collaborando al progetto di rinascita della razza Persano, l’antica razza borbonica di cavalli che era la gloria del re Francesco II”, racconta Laura Cau. Un progetto complesso, che passa da accoppiamenti in laboratorio e pure da decifrazioni di antichi manoscritti di emiri rintracciati fino in Arabia Saudita. Ma si cerca di resuscitare anche quelle erbe mediche – tecnicamente estinte – coltivate nell’orto del Palazzo Reale di Napoli dalla beata Maria Cristina di Savoia, per tutti a Napoli la “Reginella Santa” convolata a nozze con un Borbone nel 1835 e morta poco più che ragazza dopo una vita di povertà e di carità. Chi gliel’avrebbe detto che trent’anni dopo Borbone e Savoia si sarebbero trovati a combattere gli uni contro gli altri?
Qui, in queste stanze, una “commissione araldica” esamina i quarti di nobiltà dei cavalieri e delle dame candidati a entrare nell’Ordine costantiniano, e quindi il grado di accesso. Con quattro quarti di sangue blu e quattrocento anni di nobiltà certificata, si entra di diritto nella categoria di giustizia; con tre quarti e duecento anni di nobiltà bisogna accontentarsi della categoria di grazia e così via scendendo di grado. Mentre il “Gran Magistero” della Casa Reale, l’organo supremo, governa l’Ordine costantiniano. Gran maestro è il principe Carlo, Gran prefetto la sorella, principessa Beatrice. E poi Gran Tesoriere, Gran Cancelliere, Gran Priore. Un mondo sospeso. O forse, “un mondo che scorre parallelamente alla vita di tutti i giorni”, come dice Laura Cau. Vita che riappare, appena fuori dal portone, tra i clacson e i marciapiedi della città.

Settembre 2017