Vent’anni di lavoro a Roma, mostre in Italia e in tutto il mondo, poi il brusco cambiamento con il ritorno in Calabria alla ricerca di altre fonti di ispirazione. Ritratto di Angela Pellicanò, artista a caccia di nuove contaminazioni.

di Valerio Strati

Le sue scelte le hanno sempre regalato grandi soddisfazioni. Angela Pellicanò è un’artista poliedrica con una grande passione per il suo lavoro. Mentre racconta la sua storia trasmette gioia di vivere e invoglia a vedere tutte le sue opere. Pittrice e scultrice, sa tradurre in forma d’arte problematiche attuali e concetti astratti. Da più di dieci anni dirige una galleria d’arte molto particolare a Reggio Calabria. Le sue opere sono state esposte da un capo all’altro del mondo: New York, Parigi, Londra, Sidney, Melbourne, Malta, Shangai e a Recife in Brasile. Non smette mai di viaggiare e contaminarsi. “Ho da poco vinto il primo premio all’Apulia Land Art Festival, in Puglia, nella sezione Installazioni urbane – dice Angela – Il tema erano le saline e il rapporto degli abitanti con il luogo. A marzo, grazie a questa vittoria, esporrò all’Istituto di Cultura italiana a Cracovia. Non si può immaginare di fare l’artista restando fermi a casa propria. Occorre confrontarsi in continuazione. Crescere osservando ciò che ci sta attorno, e farsi conoscere al tempo stesso”.
Angela inizia da pittrice autodidatta e frequenta l’Accademia di Belle Arti di Reggio solo a trent’anni, perché sente l’esigenza di acquisire un metodo. La necessità di approfondire il rapporto con l’arte anche attraverso una solida tecnica, confrontandosi in modo maturo con i docenti. Gli anni Novanta coincidono con la vita romana e le esposizioni permanenti, ma anche con le prime personali all’estero. Nella capitale vive per venti anni, lavorando principalmente per un’importante galleria d’arte e realizzando numerose volte il Premio Margutta. Nel tempo le sue opere, prima solo pittoriche, si contaminano con la scultura e le arti performative. Oggi anche con la fotografia. “Ho sempre lavorato su più livelli – dice l’artista – Non esiste una demarcazione netta tra i generi. Nel momento in cui creo, anche se lo faccio con un collega che usa una materia differente, c’è sempre una fusione. Negli ultimi anni, per esempio, lavoro con Ninni Donato, fotografo con un’ampia visione creativa. È con lui che ho partecipato a numerose esposizioni in giro per l’Italia e all’estero”. Angela Pellicanò è presente nella collezione permanente della Farnesina, al museo delle Trame Mediterranee di Gibellina e a palazzo Sciarra a Roma. Il rientro in Calabria, nella città natale, è dettato da una presa di coscienza generale, come donna e artista: voler percorrere una strada personale e riuscire a esprimere un punto di vista proprio, senza legami con un gallerista specifico. “Quando ho scelto di tornare – dice Angela – l’Italia attraversava una grossa crisi economica e culturale. Gli artisti italiani erano poco considerati all’estero. Era come se non riuscissero a esprimersi. Mi sono messa in discussione e ho scelto di voltare pagina, anche perché non volevo affondare insieme alla galleria per cui lavoravo. Dovevo difendere la mia identità professionale”. Il tempo le dà ragione. Le sue doti sono riconosciute ovunque. Come ceramista è selezionata per rappresentare l’Italia al Carousel des art, Biennale delle arti applicate del Museo Louvre di Parigi. Espone a Palazzo Priori a Perugia in una mostra curata da Fabio De Chirico, alla cinquantaquattresima Biennale di Venezia, selezionata dalla Fondazione Roma, a Palazzo Arnone a Cosenza, alla Galleria Format di Milano, alla mostra Shakti a Roma. Un’occasione in cui anche il premio Oscar Gabriele Salvatores mostra grandi apprezzamenti per la sua opera. Per dieci anni è direttrice artistica di Bovarché, festival internazionale di arte contemporanea nel cuore dell’Aspromonte. Nella piccola cittadina di Bova, in provincia di Reggio Calabria, invita a esporre numerosi artisti italiani e stranieri ed ha un riscontro di pubblico considerevole. “è stata un’esperienza in un luogo unico – racconta Angela – dove si parla ancora grecanico. Si esponeva nei palazzi storici e nelle chiese del paese. All’aperto le performance. C’erano artisti che lavoravano in residenza e altri che portavano opere già create. Durante il mese dell’evento transitavano circa duemila persone. In un paese di quattrocentocinquanta abitanti è moltissimo. Si ammiravano dipinti, sculture, fotografie, video arte e performance. Kiki Fleming, Tina Sgrò, Francesco Scialò e Flavio Favelli sono alcuni dei tanti artisti che ho ospitato. Ho deciso che l’esperienza doveva concludersi quando ho sentito che si era esautorata e ho chiuso di nuovo un altro capitolo”.
La galleria, Techné Contemporary Art, da lei voluta e creata, è aperta e attiva dal 2006. Si trova al centro della città di Reggio Calabria. Gli spazi sono ricavati dalle celle di un carcere dei primi del ’900. Restaurata e messe a norma, oggi è un laboratorio di artigianato artistico. Si lavorano le ceramiche ma, come è nella natura di Angela, vincono sempre le contaminazioni. Diventa perciò uno spazio culturale aperto ad artisti di ogni genere. Dalle performance alla fotografia, passando per la musica, con concerti per pochi intimi, in cui si beve del the seduti in poltrona. “è fondamentale la qualità – dice la direttrice – Qui passano solo progetti originali, dove c’è una ricerca ragionata. Occorra che l’artista senta di dover dire qualcosa di importante. Tra i tanti maestri che hanno esposto cito il fotografo Mustafà Sabbagh, Matteo Sanna, Gianfranco Scafidi e i gemelli Giuseppe e Pietro Plutino. La galleria è diventata un riferimento in ambito artistico, non solo cittadino, e sto vivendo un periodo felice. La mia futura esposizione sarà un progetto sulle foreste, inteso come luogo simbolico, mnemonico. Un luogo della psiche. Sto usando la pittura e il collage, lavorando con giornali di propaganda di prima e durante la seconda guerra mondiale. A volte mi capita di sentire un peso quando non riesco a operare come vorrei, con e per la gente. La città non supporta gli artisti. Non c’è un comitato scientifico né tantomeno un programma a lunga scadenza. Il divario col nord Italia è enorme e anche in città come Cosenza o Catanzaro c’è una migliore attenzione al settore. Un mio sogno sarebbe che la cittadinanza desse uno spazio a chi fa il mio mestiere, per permettere di creare ed esporre liberamente”.

Dicembre 2017