Raffaele Leuzzi, oncologo, è tornato a Fiumefreddo Bruzio per rilanciare uno dei comuni più caratteristici della Calabria. Con tante idee e una certezza: nei piccoli paesi la vità è davvero più bella.

di Lucia Esposito
fotografie di Oreste Montebello

“Sono stato strappato dalla mia terra quando avevo dieci anni. Erano gli anni duri dei sequestri. Vivevo a Delianuova, un piccolo paese dell’Aspromonte che aveva il record dei rapimenti. La mia famiglia era proprietaria di un frantoio e mio padre si rifiutava di pagare il pizzo. Arrivavano molte minacce, anch’io ero in pericolo. Così i miei genitorimi portarono in un collegio a Roma”.
Oggi Raffaele Leuzzi è un medico oncologo e, per capire il senso della rivoluzione che sta compiendo nel borgo di Fiumefreddo Bruzio, bisogna partire proprio da questa separazione lacerante dalla famiglia e dalla sua terra. Lui la chiama “strappo”, una parola che racchiude tutto il dolore di un bambino, figlio unico, che si ritrova in una città sconosciuta, sradicato dai luoghi a lui cari.
“Mio padre comprò una casa a Fiumefreddo, nel cosentino, abbastanza distante da Delianuova e dal pericolo di una vendetta della ‘ndrangheta per il suo rifiuto di pagare il pizzo. Qui ho trascorso le estati della mia vita, qui si riuniva tutta la famiglia finalmente serena e lontana da ogni pericolo”.
Passano gli anni, i genitori di Raffaele muoiono ma lui ogni volta che può torna al borgo anche se negli anni gli abitanti sono andati quasi tutti via, le case si sono svuotate e le campagne vicine sono state abbandonate.
Questo dottore – un po’ imprenditore un po’ sognatore – pensa che bisogna partire proprio dal borgo e dalle persone che sono rimaste per cambiare il modo di fare accoglienza. Leuzzi apre a Fiumefreddo un centro per la prevenzione e la diagnosi precoce del tumore alla mammella. Ogni quindici giorni, per due anni, viene a visitare le donne gratuitamente e diffonde l’idea che vivere in un borgo non è solo bello ma fa anche bene alla salute. Perché l’aria è pulita, il cibo è genuino, la cucina è sana, i rapporti umani sono autentici.
“Nei piccoli centro il cibo non è ridotto a merce, la dieta mediterranea non è solo un brand, le case non sono colate di cemento che si susseguono tutte uguali, ma ciascuna ha una sua storia e una sua identità come chi vi abita”. Nel frattempo avvia il recupero di una residenza del Seicento e sviluppa, anche attraverso incontri e convegni, la filosofia delBorgo Slow. “E’ un nuovo modo di fare accoglienza, in cui non c’è differenza tra l’ospitato e l’ospite, dove chi arriva si sente un residente temporaneo, inserito nella comunità. Il viaggio non è più solo la conoscenza di un luogo ma diventa un’esperienza che coinvolge anche i residenti. Nasce un movimento etico che si traduce in una cooperativa di comunità a cui partecipano i giovani del luogo. L’idea è che  territorio e persone sono risorse. Quando l’ospite va via deve avere voglia di tornare. Speriamo che gli stessi visitatori, magari attratti dai prezzi bassi delle abitazioni, decidano di comprare una delle case abbandonate”.
Leuzzi ha cominciato a recuperare la sua casa di famiglia e altre due abitazioni. “Ho fatto togliere quegli strati di cemento con cui negli anni Sessanta era stata ricoperta la pietra, ho fatto restaurare le travi di quercia sui soffitti e ho creato un albergo diffuso, cioè orizzontale, radicato sul territorio, che entra nella vita del borgo e porta gli ospiti fin dentro le case degli abitanti. La costa calabrese è stata deturpata da alberghi anonimi e case abusive: arriva solo turismo stagionale, villeggianti di quindici-venti giorni per cui la Calabria è solo spiagge e mare mentre noi vogliamo far scoprire la bellezza di questi paesi e tutto quello che offrono. A Fiumefreddo Bruzio ci sono una trentina di posti letto che diventeranno presto 47. Arrivano ospiti dall’Australia, dall’Inghilterra, dagli Stati Uniti praticamente tutto l’anno”.
I visitatori che lo desiderano hanno un tutor, un cittadino che conosce il territorio e accompagna gli ospiti nelle vie strette e acciottolate del centro storico, mostra loro la chiesa di San Rocco con gli affreschi di Salvatore Fiume che decise di regalare la sua arte a questo piccolo paese (nelle due piazze aperte sul mare troneggiano le sue due statue di bronzo) trasformandolo in un museo all’aperto.
Chi vuole può fare una sosta a casa della signora Rosa e gustare la tipica frittata di patate che, spiega Raffaele, “è una frittata senza uova. Un piatto della tradizione contadina preparata con patate, origano, basilico, olio, aglio, peperoncino, un pizzico di farina e una spolverata di  pecorino”. Raffaele ha trasformato i locali del borgo, dove attualmente vivono 150 persone, in strutture ricettive gestite dai giovani. Come l’enolibrobirreria(‘a Piazzetta) dove oltre a trovare dei libri si possono gustare birre artigianali (“senza conservanti né additivi chimici”) e una selezione di vini calabresi e salumi di Nero di Calabria (“fatti da maiali neri, che vivono allo stato brado e si nutrono solo di bacche e radici”).
Chi preferisce può mangiare all’osteria ConVivio, dove non esiste il menù fisso perché quello che si mangia dipende da ciò che offre la terra. “Dove si usano – spiega Leuzzi – le verdure che crescono nell’orto senza concimi, la pasta artigianale essiccata a basse temperature. Il pane con farina non raffinata e impasto lievitato a lungo”. Nelle viuzze del paesino medievale è nata anche la Bottega i “Saperi e Sapori” che ha selezionato una rete di artigiani, agricoltori biologici e piccoli produttori calabresi. A Fiumefreddo Bruzio grazie a Raffaele lavorano sei persone e una di loro ha deciso di prendere casa e vivere nel borgo antico. “La speranza è che chi è andato via torni a vivere in questo borgo e chi è venuto per un breve periodo decida di fermarsi per sempre”.

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by Lucia Esposito
photos Oreste Montebello

Raffaele Leuzzi, oncologo, è tornato a Fiumefreddo Bruzio per rilanciare uno dei comuni più caratteristici della Calabria. Con tante idee e una certezza: nei piccoli paesi la vità è davvero più bella.

di Lucia Esposito
fotografie di Oreste Montebello

“Sono stato strappato dalla mia terra quando avevo dieci anni. Erano gli anni duri dei sequestri. Vivevo a Delianuova, un piccolo paese dell’Aspromonte che aveva il record dei rapimenti. La mia famiglia era proprietaria di un frantoio e mio padre si rifiutava di pagare il pizzo. Arrivavano molte minacce, anch’io ero in pericolo. Così i miei genitorimi portarono in un collegio a Roma”.
Oggi Raffaele Leuzzi è un medico oncologo e, per capire il senso della rivoluzione che sta compiendo nel borgo di Fiumefreddo Bruzio, bisogna partire proprio da questa separazione lacerante dalla famiglia e dalla sua terra. Lui la chiama “strappo”, una parola che racchiude tutto il dolore di un bambino, figlio unico, che si ritrova in una città sconosciuta, sradicato dai luoghi a lui cari.
“Mio padre comprò una casa a Fiumefreddo, nel cosentino, abbastanza distante da Delianuova e dal pericolo di una vendetta della ‘ndrangheta per il suo rifiuto di pagare il pizzo. Qui ho trascorso le estati della mia vita, qui si riuniva tutta la famiglia finalmente serena e lontana da ogni pericolo”.
Passano gli anni, i genitori di Raffaele muoiono ma lui ogni volta che può torna al borgo anche se negli anni gli abitanti sono andati quasi tutti via, le case si sono svuotate e le campagne vicine sono state abbandonate.
Questo dottore – un po’ imprenditore un po’ sognatore – pensa che bisogna partire proprio dal borgo e dalle persone che sono rimaste per cambiare il modo di fare accoglienza. Leuzzi apre a Fiumefreddo un centro per la prevenzione e la diagnosi precoce del tumore alla mammella. Ogni quindici giorni, per due anni, viene a visitare le donne gratuitamente e diffonde l’idea che vivere in un borgo non è solo bello ma fa anche bene alla salute. Perché l’aria è pulita, il cibo è genuino, la cucina è sana, i rapporti umani sono autentici.
“Nei piccoli centro il cibo non è ridotto a merce, la dieta mediterranea non è solo un brand, le case non sono colate di cemento che si susseguono tutte uguali, ma ciascuna ha una sua storia e una sua identità come chi vi abita”. Nel frattempo avvia il recupero di una residenza del Seicento e sviluppa, anche attraverso incontri e convegni, la filosofia delBorgo Slow. “E’ un nuovo modo di fare accoglienza, in cui non c’è differenza tra l’ospitato e l’ospite, dove chi arriva si sente un residente temporaneo, inserito nella comunità. Il viaggio non è più solo la conoscenza di un luogo ma diventa un’esperienza che coinvolge anche i residenti. Nasce un movimento etico che si traduce in una cooperativa di comunità a cui partecipano i giovani del luogo. L’idea è che  territorio e persone sono risorse. Quando l’ospite va via deve avere voglia di tornare. Speriamo che gli stessi visitatori, magari attratti dai prezzi bassi delle abitazioni, decidano di comprare una delle case abbandonate”.
Leuzzi ha cominciato a recuperare la sua casa di famiglia e altre due abitazioni. “Ho fatto togliere quegli strati di cemento con cui negli anni Sessanta era stata ricoperta la pietra, ho fatto restaurare le travi di quercia sui soffitti e ho creato un albergo diffuso, cioè orizzontale, radicato sul territorio, che entra nella vita del borgo e porta gli ospiti fin dentro le case degli abitanti. La costa calabrese è stata deturpata da alberghi anonimi e case abusive: arriva solo turismo stagionale, villeggianti di quindici-venti giorni per cui la Calabria è solo spiagge e mare mentre noi vogliamo far scoprire la bellezza di questi paesi e tutto quello che offrono. A Fiumefreddo Bruzio ci sono una trentina di posti letto che diventeranno presto 47. Arrivano ospiti dall’Australia, dall’Inghilterra, dagli Stati Uniti praticamente tutto l’anno”.
I visitatori che lo desiderano hanno un tutor, un cittadino che conosce il territorio e accompagna gli ospiti nelle vie strette e acciottolate del centro storico, mostra loro la chiesa di San Rocco con gli affreschi di Salvatore Fiume che decise di regalare la sua arte a questo piccolo paese (nelle due piazze aperte sul mare troneggiano le sue due statue di bronzo) trasformandolo in un museo all’aperto.
Chi vuole può fare una sosta a casa della signora Rosa e gustare la tipica frittata di patate che, spiega Raffaele, “è una frittata senza uova. Un piatto della tradizione contadina preparata con patate, origano, basilico, olio, aglio, peperoncino, un pizzico di farina e una spolverata di  pecorino”. Raffaele ha trasformato i locali del borgo, dove attualmente vivono 150 persone, in strutture ricettive gestite dai giovani. Come l’enolibrobirreria(‘a Piazzetta) dove oltre a trovare dei libri si possono gustare birre artigianali (“senza conservanti né additivi chimici”) e una selezione di vini calabresi e salumi di Nero di Calabria (“fatti da maiali neri, che vivono allo stato brado e si nutrono solo di bacche e radici”).
Chi preferisce può mangiare all’osteria ConVivio, dove non esiste il menù fisso perché quello che si mangia dipende da ciò che offre la terra. “Dove si usano – spiega Leuzzi – le verdure che crescono nell’orto senza concimi, la pasta artigianale essiccata a basse temperature. Il pane con farina non raffinata e impasto lievitato a lungo”. Nelle viuzze del paesino medievale è nata anche la Bottega i “Saperi e Sapori” che ha selezionato una rete di artigiani, agricoltori biologici e piccoli produttori calabresi. A Fiumefreddo Bruzio grazie a Raffaele lavorano sei persone e una di loro ha deciso di prendere casa e vivere nel borgo antico. “La speranza è che chi è andato via torni a vivere in questo borgo e chi è venuto per un breve periodo decida di fermarsi per sempre”.

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by Lucia Esposito
photos Oreste Montebello