Una grande dimora sulle colline cosentina e un’idea: accogliere creativi e viandanti in un ambiente condiviso e da gestire insieme. Così Roberta Caruso ha dato vita a un nuovo modo di fare turismo

di Antonella Lombardi
Fotografie di Oreste Montebello

L’hanno chiamata “eretica”, “fuggitiva pentita”, “visionaria”, e un po’ deve esserlo stata davvero se, in fuga dalla propria casa in provincia di Cosenza, a Montalto Uffugo, tra la Sila e la Valle del Crati, dopo essere andata alla ricerca di stimoli oltreoceano ha deciso improvvisamente di tornare per aprire la propria casa al mondo. Lei è Roberta Caruso, 27enne con una laurea in Filosofia in tasca e un sogno nato quasi per caso: “Dopo la laurea a Bologna sono partita per gli Stati Uniti per fuggire da tre problemi – spiega – una casa su cui i miei genitori avevano investito e che era diventata solo un onere da vendere, un titolo di studi che sembrava non dovesse portarmi da nessuna parte e una voglia di viaggiare tale da non riuscire a immaginarmi ferma in Calabria. Ho trovato la soluzione mentre ero su un autobus che mi portava da San Francisco a Los Angeles”.
Sette ore di viaggio che si trasformano in un racconto, “Home 4 creativity”, diventato oggi un progetto di turismo sperimentale e sostenibile d’esempio per altre realtà del Meridione. “Simboleggiava questa mia idea di casa piena di gente e talenti a confronto – spiega – in grado di prendersi cura insieme a noi del luogo per lungo tempo, in una progettazione condivisa e partecipata. Quando ho iniziato non sapevo di stare lavorando a una cosa che aveva già un nome, coliving, l’ho chiamato erroneamente cohousing, fenomeno che invece nasce dalla scelta di vivere in villaggi spesso ecosostenibili in condivisione con altre persone e in sistemazioni definitive. Io, invece, avevo in mente un abitare temporaneo che non avesse i limiti del bed and breakfast o l’etichetta della residenza d’artista, ma che fosse un luogo versatile, dove incoraggiare anche l’autoimprenditorialità, lo scambio di lavoro e d’arte. Ho abbozzato queste idee in un racconto intitolato ‘Home 4 creativity’ che ho inviato ai miei genitori mentre ero ancora negli USA. La loro risposta? Non abbiamo capito niente, ma facciamolo, non c’è nulla da perdere”, confessa sorridendo.
Oggi i genitori di Roberta, mamma avvocato, padre ingegnere, sono coinvolti a pieno titolo in un progetto che ha preso il nome da quel racconto e che è diventato un metodo diffuso: trasformare case private in coliving mettendo in gioco competenze e passioni di ciascuno, con un occhio anche a quei talenti “bloccati”. “Da laureata in Filosofia – spiega – mi sono resa conto che molti umanisti hanno un potenziale di grande versatilità che poi non riescono a incanalare in un progetto”. Ragione che l’ha spinta a inventare, tra le altre iniziative, lo “Shake filosofico”: “Si tratta di una forma di tutoraggio per esplorare quelle passioni latenti che possono trasformarsi in interessi”.
Non a caso nel casale di Montalto Uffugo si svolgono presentazioni di libri, spettacoli, seminari e laboratori che cambiano in continuazione, “perché qui le differenze le fanno le persone”, dice Roberta. E così nasce, ad esempio, l’idea dello “scambio lavoro, cioè la possibilità di risiedere una settimana in cambio di un aiuto per la potatura – aggiunge – o lo scambio d’arte: mettiamo a bando dei muri della nostra proprietà sui quali saranno appesi dei pannelli dove gli artisti realizzeranno le loro opere che saranno temporaneamente esposte qui prima di essere spostate e donate a una comunità scelta insieme all’artista. L’idea è nata dai tavoli utilizzati per il nostro coworking: mio padre ne ha realizzato uno basilare, poi ogni artista lo ha personalizzato per farne delle opere d’arte fruibili per tutti”. La sharing economy si fa quotidianamente, “Chi vuole può dedicarsi all’orto, al giardino, alla casa, ma nessuno è obbligato – precisa – Qui non si è né ospiti né proprietari, ma si diventa home manager, cioè gestori responsabili della casa”.
Le modalità di soggiorno vanno da un minimo di due notti a un massimo di 18 mesi, con costi che variano a seconda del periodo, e vantaggi per chi sta per più di trenta giorni, una formula che intercetta un particolare tipo di utenza. “Si tratta di nomadi digitali, creativi, persone che spesso hanno bisogno di spostarsi per periodi medio lunghi da una città all’altra. Il coliving è adatto a questo tipo di viaggiatori perché offre loro l’opportunità di risiedere in case attrezzate: all’interno della residenza si ha una connessione aziendale, una palestra fitness e una card che dà accesso ai servizi convenzionati con altri operatori economici del territorio, dal car sharing alla lavanderia”.
Un esempio di ospitalità che potrebbe aiutare quei centri del Meridione che più soffrono la stagionalità. Prima di arrivare si condividono anche le proprie aspirazioni: “Ci interessano le motivazioni di viaggio di ciascuno – spiega Roberta – per questo inviamo un questionario per sondare la ragione che spinge a fare un’esperienza di coliving. C’è chi viene in cerca di ispirazione, chi di lentezza, chi ricerca l’autentiticità e chi il contatto con gli altri, spesso li mischiamo per rendere più stimolante il soggiorno. Si può poi scegliere di soggiornare in una camera che ha una libreria a tema, declinando i propri interessi. C’è la stanza della storia, intitolata a Didone, con volumi di storia della letteratura, geografia e scienze turistiche; la camera intitolata a Ipazia, dedicata alla teologia e alla filosofia; quella di Antigone, su economia e diritto e infine Frida, sull’arte”.
“Si lavora 12 mesi con modi e target diversi- racconta – e se non si conosce Montalto Uffugo o non si hanno ragioni per andarvi si creano le occasioni per scoprire un posto nuovo, invertendo un processo: abbiamo capito che era possibile puntare su aree decentrate in contesti difficili o isolati trasformando case come queste in opportunità lavorative”. Un percorso che ora Roberta non conduce da sola: “Ho incontrato altri tre ragazzi che oggi sono diventati i miei soci e abbiamo fondato una community che oggi conta almeno un centinaio di professionisti che collaborano ai diversi progetti e avviato un progetto di coliving diffuso per consentire ad altri di replicare altrove questa esperienza. Per me la casa è un involucro: serve a scoprire le opportunità e le bellezze intorno”.

Settembre 2017