Le antiche terme arabe, il castello normanno, la riserva naturale di Chiarastella. E uno straordinario archivio fotografico di un secolo di vita quotidiana del paese. Cefalà Diana ha le carte in regola per entrare nel circuito dei borghi storici più belli d’Europa

di Maria Laura Crescimanno
fotografie di Filippo Barbaria

Cefalà Diana. La storia di questo paese agricolo di mille abitanti alle porte di Palermo sembra raccontare in sintesi le vicende storiche, le contraddizioni, le aspettative e perfino indicare il destino possibile dell’ intera Isola. A prima vista sembra non offrire niente di speciale al visitatore che si dirige sulla Palermo-Agrigento verso Bolognetta, trenta chilometri a sud della caotica area metropolitana. Ma Cefalà Diana possiede un primato unico che potrebbe vederla balzare in testa ai borghi storici d’Europa e di tutto il Mediterraneo. La questione va oltre la datazione dei ben noti bagni termali di epoca islamica, in attesa di essere inseriti nell’itinerario arabo-normanno da parte dell’Unesco, considerati i più antichi e intatti edifici termali d’ Europa.

L’area attorno all’attuale baglio che fu di proprietà della nobile famiglia Steri ospitava già nel 1300 una struttura a servizio dei viandanti che frequentavano le terme, un fondaco per la sosta dove trovare riparo. Come dire, la prima struttura aperta alla ricettività turistica con finalità termali e curative, sulla via d’ingresso per entrare nella Palermo splendida e fiorente capitale del Mediterraneo casa dei commerci, delle culture e delle religioni. A fare luce sulla complessità del sito di Cefalà Diana, già noto al geografo arabo Idrisi, è in uscita un corposo volume di autori vari edito dall’ École française di Roma, con il contributo della Soprintendenza ai Beni culturali della Regione.

Come spiega una delle curatrici, l’archeologa islamista siciliana Alessandra Bagnara, “dopo cinque anni di studi e di scavi, abbiamo fatto piena luce sulle origini e sulla storia dei bagni termali che insistevano sulle fonti naturali, conosciute e sfruttate dagli arabi di Sicilia già alla fine del X secolo, ma anche su quel che resta dell’ iscrizione in caratteri cufici sulla parete delle terme, certamente posteriore, cioè di epoca normanna. Un complesso storico di immenso valore, cui si aggiunge il mulino ancora da ristrutturare, che andrebbe valorizzato in maniera molto più adeguata di quanto non si faccia già oggi”.

I bagni, come li vediamo oggi con le tre vasche, sono frutto di una ristrutturazione del ‘700, con le vasche alimentate da acque termali tra i 35 e 38 gradi, l’elegante struttura con le volte a botte, i fori per l’areazione dei vapori, gli archi e le nicchie tipiche dell’epoca. Il luogo conserva ancora un’ atmosfera incantata, nonostante l’afflusso d’acqua sia molto diminuito a causa della captazione di un pozzo limitrofo. Sembra comunque essersi sottratto agli scempi edilizi più recenti del territorio della provincia, grazie anche all’istituzione di una riserva naturale regionale di oltre cento ettari, la riserva di Cefalà e monte Chiarastella. Vincolo che non ha impedito tuttavia la nascita dei parchi eolici che campeggiano intorno, un danno irreparabile alla bellezza del paesaggio collinare, che disturbano lo sguardo di chi, superate le terme, si dirige e sale sino alla torre del vicino castello normanno di recente aperto al pubblico per mostre ed eventi.

Le terme oggi sono visitate da diecimila turisti all’anno, ma non fanno sistema con il sito archeologico e con il castello normanno, restando chiuse, come i musei regionali, nei festivi e nei pomeriggi (tranne il mercoledì). Una notevole limitazione e incongruenza dato che il vicino castello con la torre é invece aperto tutta la settimana sino al tramonto grazie al personale del Comune. “Una convenzione tra i diversi enti, Comune, ex Provincia e Regione, attesa da quattro anni potrebbe finalmente risolvere la questione”, spiega Marco Albiano, il sindaco-poliziotto giunto quasi a fine mandato, che lavora in municipio anche di sera per completare il suo progetto di rinascita legato alla fruizione del sistema terme-territorio-castello.

“Ricordo da bambino l’apparizione della Madonna tra i ruderi del castello, il fervore religioso attirò qui migliaia di persone e si gridò al miracolo, in effetti con le donazioni venne costruito il santuario… Da sindaco ho puntato in questi anni tutto sulla rivalutazione del patrimonio storico e artistico di Cefalá e spero in quei giovani che vogliono investire nel turismo culturale, restando qui o tornando. La strada è tracciata. Il castello, che cinque anni fa apriva i cantieri, è  oggi perfettamente fruibile e aperto tutti i giorni inclusi i festivi grazie al personale comunale, la torre restaurata e la rupe messa in sicurezza, l’ illuminazione verrà presto completata insieme all’ accesso senza barriere architettoniche.

L’idea è stata quella di fare rete con i borghi limitrofi, La Ficuzza con i suoi boschi e la Casina di caccia di epoca borbonica, Marineo, Mezzojuso, Villafrati, riaprendo le trazzere per il trekking e le mountain bike, gli agriturismi e le masserie dove creare eventi culturali”. Adesso Cefalà ha anche una piccola pinacoteca comunale con opere d arte contemporanea donate da artisti di tutt’Europa. Quest’estate si è svolta la prima collettiva internazionale di pittura, realizzata grazie al contributo di alcune aziende agricole locali. Il castello, che raccoglie nei suoi magazzini materiale archeologico raccolto in molti anni, è diventato anche il luogo della memoria su iniziativa di un giovane fotografo del luogo, Filippo Barbaria. Trecento immagini in bianco e nero sono in mostra lungo le pareti della torre e raccontano i momenti salienti della vita cefalese attraverso tutto il ‘900, mettendo a confronto i luoghi, i volti, i mestieri, gli avvenimenti di ieri e di oggi.

“Siamo andati di casa in casa – spiega Barbaria – la gente con vivo interesse ha aperto album e cassetti. Abbiamo documentato la nascita della piazza, la chiesa madre, l’incredibile storia dell’apparizione della madonna tra i ruderi del +castello a fine anni ‘60. Un altro mondo rispetto a oggi, ma è importante ricordare per creare il legame con le proprie radici. I giovani come me sono quasi tutti fuori sede per cercare lavoro ma possono tornare e ripartire da qui, dalla cultura e dalla rivalutazione turistica del paesaggio naturale e dei beni storici”.