Il successo con Agrodolce, la fama con il ruolo di Mimì Augello nel Giovane Montalbano. Alessio Vassallo racconta la sua storia di attore e il ritrovato amore per la sua città

di Antonella Filippi

C’è il Vassallo egocentrico e quello nostalgico. C’è quello che si sente un re nel cast di “Agrodolce”, eppure decide di mollare, e quello che scappa da Palermo ma che adesso quando torna non vorrebbe più andarsene. Quello che segue è il corpo a corpo “Alessio Vassallo vs Alessio Vassallo”.

Cominciò tutto da un’operazione di appendicite… “Avevo 17 anni e volevo frequentare l’Accademia di Modena. L’ultimo dei miei pensieri era quello di fare l’attore, anzi ero timido ed ero stato marginalmente toccato da episodi di bullismo. Attacco di appendicite: accanto al mio letto c’era un insegnante di teatro che, una volta guarito, mi invitò nel suo laboratorio. Mi si aprì un mondo. Dopo il diploma comunicai ai miei, che mi hanno sempre appoggiato, che avrei lasciato Palermo e sarei andato a Roma ‘a fare l’attore’. A me, allora, non interessavano le interviste, l’apparire: io cercavo un canale di comunicazione, di espressione, volevo il contatto con i testi. Oggi rimpiango quell’approccio”.

Poi arriva il ciclone “Agrodolce”.
“Per me fu un’esperienza bellissima ma dolorosa per il finale. Mi sentivo un re: guadagnavo bene, vivevo in una casa in riva al mare a Porticello, la gente mi riconosceva, ero “Tuccio”, il mio personaggio. Però, dopo trecento puntate, quella situazione, per quanto idilliaca, cominciava a starmi stretta. Decisi di andarmene, contro il parere di tutti e la produzione per un periodo non mi sostituì neppure. La soap è una grande palestra ma dopo un po’ di tempo non interpreti più, sei. Non mi piace”.

Allora aria nuova, altre fiction, altre vite, altri personaggi. Fino al giovane Mimì Augello…
“Il giovane Montalbano” ha rappresentato una svolta a livello di visibilità, ma c’era stato tanto altro, sia prima che dopo. Però è vero, dopo Mimì mi scrivevano da tutto il mondo, a Londra mi fermavano per strada, e non solo gli italiani. Si va avanti: adesso sono in tournée teatrale con ‘Dieci storie proprio così’, uno spettacolo che prima ha raccontato Falcone e le vittime più note della mafia, ora parla di chi è ancora vivo e si oppone all’illegalità. E, in attesa del nuovo ciclo de ‘Il giovane Montalbano’, in autunno sarò in tv con una produzione internazionale, girata tra Volterra, Montepulciano, Mantova, ‘I Medici’, dove recito in inglese un ruolo importante”.

Invecchiando migliora?
“No, peggioro. Ho più consapevolezza ma minor energia. Sarà che io per natura sono un nostalgico: ho una vita bellissima ma ripenso spesso alla mia infanzia, agli anni palermitani. Recentemente, per la prima volta, dopo alcuni giorni trascorsi a Palermo, avrei voluto restare per sempre, anche per vedere più spesso i miei genitori. Io da questa città sono scappato, Palermo non mi ha mai coccolato, eppure ora sento che qualcosa è cambiato che c’è una rinascita, almeno culturale”.

Il suo miglior difetto, please.
“Sono generoso. Troppo”.

Il peggior pregio…
“Sono lunatico, come tutti i Leone”.

Perché non confessa che voi attori siete egocentrici e narcisi.
“Egocentrico sì, lo sono e lo riconosco. Dico sempre che un attore quando incontra un amico dice: ‘Ciao, come sto?’. Ma è anche vero che se per mestiere ti occupi di interpretare la vita di altri, finisci inevitabilmente per trascurare la tua. E allora raccontare ti salva. Narciso, invece, non lo sono affatto. Non curo il mio aspetto più di tanto. E la mia compagna mi rimprovera”

Quindi non indossa la divisa del seduttore?
“Ma no, quella è di Augello, che è un seduttore di altri tempi. Certo anch’io, da buon siciliano, ho sempre avuto un occhio di riguardo per le belle donne”.

Ecco, parliamo di donne…
“Sto con Francesca da due anni, lei non appartiene al mondo dello spettacolo. All’inizio ha sofferto un po’ l’affetto delle fan, ora si è abituata. Ho 35 anni, il momento delle ragazzine, della conquista, è passato: quella di convivere è stata una scelta ponderata non ha senso metterla in discussione. Francesca ha dieci anni meno di me, ma spesso è lei la più matura. E poi è un calendario vivente, mi ricorda tutto”.

E chi la immaginava tanto saggio…
“Una debolezza (innocua) ce l’ho: il Palermo. Il sabato pomeriggio lo trascorro sdraiato sul divano a guardare i rosa in B, in perfetta solitudine, se non fosse per mio padre con il quale commento la partita”.

C’è qualcosa che ruberebbe a un suo collega?
“Adoro Pierfrancesco Favino. È un grande soprattutto per quella capacità di recitare in inglese, addirittura di cambiare slang. È un talento con una preparazione letteraria mostruosa. Per questo quando vado nelle scuole raccomando ai ragazzi di studiare studiare studiare: la preparazione è lo scudo più solido per entrare in questo ambiente senza danni”.

A proposito, lei cosa pensa di #MeToo?
“#MeToo lo trovo retorico, ma sono per la denuncia seria. È in atto una vera rivoluzione femminile e oggi un uomo ci pensa due volte prima di molestare una donna. Io non mi sono mai trovato in queste situazioni, tra gli attori è più difficile. Succede però che, quando sei già sicuro di avere un ruolo, te lo tolgano per darlo a un altro…”.

Dica la verità: una vita con pochi coni d’ombra e tanti tunnel di luce, la sua…
“No, purtroppo. I coni d’ombra li ho attraversati, eccome. Ma li ho tenuti per me e i miei cari. Ho anche ricevuto porte in faccia. Ma nelle interviste mostro la mia parte…illuminata”.