Litigate con il vostro cellulare, non capite che cosa vi sta “dicendo” il computer? Niente paura, basta andare sul sito di Salvatore Aranzulla, lì c’è una risposta per ogni problema. Così un ragazzo di 28 anni di Caltagiorne è diventato uno dei guru del web

di Antonella Filippi

Avete acquistato un pc ma non sapete da che parte cominciare la navigazione? Il cellulare è per voi un perfetto sconosciuto? Non capite nulla di snapchat e nuvolette? Salvatore Aranzulla da Caltagirone, socio unico della Aranzulla srl con sede a Milano, è l’uomo – occhialuto e barbuto – che fa per voi.

È nato nel 1990 – il 24 febbraio saranno 28 – l’anno delle notti magiche. Oggi pubblica libri e, soprattutto, aiuta i “negati” del web a risolvere i loro crucci dal suo miniappartamento milanese di Porta Romana o da qualsiasi altro posto si trovi, messa ormai definitivamente da parte l’idea di fare il criminologo che gli frullava nella mente a diciassette anni. Meglio, molto meglio, il nerd. Cosa c’è scritto sulla sua carta d’identità? “Imprenditore informatico. Avrei preferito ‘divulgatore informatico’, mi riconosco di più, ma siamo arrivati a quel compromesso”.

Tutto è iniziato così… “La mia passione è nata per caso, a dieci anni. Mio cugino Giuseppe aveva un computer, uno dei primi, e mi incuriosiva il fatto che lui, con pochi comandi, potesse aprire vari programmi. Un mondo. Giuseppe mi prendeva pure in giro, perché io il computer non ce l’avevo. Vivevamo a Mirabella Imbaccari: un giorno accompagnai i miei genitori a Caltagirone per l’acquisto di un climatizzatore. Lì vidi un computer, lo abbracciai e mi misi a piangere, costringendo i miei a comprarmelo. Ma né io né loro sapevamo usarlo, quindi aspettammo il tecnico che installò quella misteriosa scatola: dopo la scuola, l’aprivo e cercavo di capirne qualcosa, sono stato un autodidatta.

Nel frattempo quegli aggeggi si diffondevano e io ero sempre pronto ad aiutare i miei amici alle prese con le prime difficoltà. Mi accorsi che quasi tutti avevano gli stessi dubbi e mi rivolgevano le stesse domande. Per esempio: come si configurano le stampanti? A poco a poco, comunque, misi insieme centinaia di argomenti e, da pigro quale sono, a ogni richiesta davo un foglietto con la soluzione”. Poi l’idea… “Quella di pubblicare le risposte all’interno di uno spazio web in un sito amatoriale. È partito da lì il blog Aranzulla.it. Avevo 14 anni quando mi cercò il direttore di alcuni magazine internet per affidarmi una rubrica”.

Numeri… “Inizialmente abbiamo sviluppato poche tracce, oggi siamo a 8.500 guide tra le quali circa mezzo milione di persone al giorno trova una soluzione. Il mio è il primo sito di informazione tecnologica italiano a essere visitato ed è anche tra i 25/30 blog più consultati: non è male per un portale nato nel 2002 – avevo dodici anni – che nel 2008 aveva raggiunto i trecentomila utenti. Fu a quel punto che mi resi conto che avrei potuto farne un lavoro e monetizzare la mia passione, inserendo banner di pubblicità. Con i primi guadagni iniziai a pagarmi gli studi in economia aziendale in Bocconi, dopo aver frequentato il liceo scientifico a Piazza Armerina. La mia è una famiglia normale: mio padre Giovanni è infermiere, mia madre Maria è casalinga, ho tre fratelli più piccoli, Giuseppe, Elia e Davide, non si nuotava nell’oro”.

Mentre oggi il suo fatturato annuo è a sei cifre, generosa ricompensa per il traffico che lei genera su Internet elargendo soluzioni e trucchi … “Sono in attesa dei risultati 2017, posso dirle che nel 2016 è stato di un milione e 400 mila circa, ed è in crescita. Il sito è gratuito, si vende la pubblicità in maniera autonoma, attraverso piattaforme inserite all’interno della pagina; ma tratto anche con le aziende che mi scelgono come testimonial per progetti speciali”. Non ha neppure dipendenti… “Ho sette collaboratori esterni, generalmente del sud Italia e molto in gamba: mi danno una mano sulla parte editoriale producendo contenuti, io faccio da coordinatore. Mi piace anche far notare che l’80 per cento del contenuto del blog è aggiornato da meno di sei mesi, quindi una grossa parte del lavoro sta nella costante revisione”. Insomma, lei conta sull’incapacità delle persone di raccapezzarsi tra virus, browser, cookie, provider.

Ma i dubbi tecnologici della gente non si esauriranno mai? “I più comuni raggiungono i diecimila, noi siamo a quota 8.500 e speriamo di riuscire di rispondere agli ultimi quesiti con il lavoro di un anno. Ma ne nasceranno di altri: è sufficiente che Facebook o Instagram rilascino nuovi aggiornamenti”. La domanda più frequente è? “Come essere invisibili su whatsapp o come rendere il pc più veloce”. Perché Wikipedia l’ha espulsa? “A causa di informatici gelosi del mio successo e un po’ rosiconi, persone di cui non si conosce l’identità né la professionalità. A me interessano i risultati personali e professionali: una stretta di mano da parte dei miei lettori che quotidianamente mi fermano per strada e mi ringraziano per il lavoro che faccio vale più di qualsiasi altra cosa”.

È vero che vorrebbe smettere presto? “Sono impegnato per molte ore al giorno, viaggio tanto, andare in pensione a trent’anni sarebbe bellissimo. Magari continuando a lavorare con gli inserzionisti, ma con meno stress”. Si dice in giro che vuol fare il pasticcere… “Una passione ereditata da mia nonna Pina. Ho studiato da pasticcere professionista all’Alma, la scuola internazionale di cucina allora diretta da Gualtiero Marchesi che dà accesso ai corsi superiori. È successo quando ero ancora in Bocconi, a tre esami dalla laurea: diritto privato, pubblico e commerciale. Decisi di prendermi una pausa e, anche se nessuno mi prendeva sul serio, iniziai a frequentare e a occuparmi di impasti e creme. Mi piace cimentarmi nella pasticceria siciliana: pasta di mandorle, cannoli. E a casa, in Sicilia, ho messo su un laboratorio con attrezzatura professionale. Cucinare per me costituisce un formidabile antistress, purtroppo vado in Sicilia sempre meno, solo per le feste comandate”.

I suoi posti del cuore quali sono? “Ho avuto la fortuna da ragazzo di visitare in lungo e largo la Sicilia: mio zio Salvatore adorava viaggiare e io trovavo bellissima tutta l’Isola. Ora, quando torno, preferisco rimanere a casa a riposare. Qualche giro, ma poca cosa. Sono pigro”. Ma se ne è andato fino in Giappone… “Sì, mi sono innamorato di quel Paese sfogliando una rivista e ora ci torno ogni sei mesi. Indimenticabile quando per la prima volta arrivai a Tokyo, alla stazione di Shinjuku, la più grande al mondo: persi qualsiasi senso dell’orientamento. Mi tirarono fuori dai guai alcuni poliziotti, aiutandomi a trovare l’hotel”. Single? “Lavoro troppe ore. Certo, mi piacerebbe avere una ragazza ma l’ultima ha resistito appena sei mesi”. Un consiglio ai giovani, ai disoccupati… “Diventate imbattibili in qualcosa”.