È stato da poco aperto un itinerario nei luoghi dove visse San Francesco di Paola. Un sentiero tra boschi incantati, antichi borghi, vedute da sogno, per riannodare il legame tra uomini e luoghi

di Francesco Bevilacqua

Verso “un cielo capovolto”. Tramonta il sole sulla Catena Costiera, la lunga dorsale montuosa che, per 70 chilometri, dal Passo dello Scalone, a nord, sino alla foce del Fiume Savuto, a Sud, segue da presso la costa dell’alto Tirreno Calabrese. E’ il 1812. L’ufficiale e scrittore francese Astolphe de Custine, attraversando questi monti da oriente a occidente, così annota nel suo diario di viaggio: “Oggi, mentre camminavamo in silenzio, discendendo da un’alta montagna (de Custine viaggiava da Cosenza a Paola per il Passo della Crocetta – n.d.r. -), improvvisamente, alla fine di una profonda foresta, scorsi il mare ai miei piedi: ma quale mare! Rilucente, azzurro: era un cielo capovolto … Il mare di Sicilia in tutto il suo splendore. Sulla mia testa, dei rami di faggi, che si incurvavano quasi fino a terra a forma di volte, facevano risaltare nell’oscurità le onde brillanti di azzurro: un altro al mio posto si sarebbe creduto nel mondo delle favole. Stavamo lasciando l’alta catena degli Appennini. Le ondulazioni di una valle, formate dai contorni addolciti delle montagne più basse, condussero i nostri occhi fino al mare dove lo sguardo si posò su una piramide di zaffiro: Lipari, la più grande delle isole Eolie. L’isola ha una forma perfettamente regolare che rende nobile il paesaggio, sfarzoso, tranquillo come un monumento. Più lontano, sulla sinistra, sotto i vapori infiammati dell’orizzonte, si spegnevano le coste della Sicilia che mostravano solo le cime delle montagne che navigavano nello spazio. Il cratere dell’Etna dominava tutto, montagne e nuvole. La sua cima innevata e fumante, splendeva nel cielo.”
Lo scenario. È in questo scenario incantato che tre giovani di Paola, Alessandro Mantuano, Vincenzo Astorino e Riccardo Tolmino, con la loro associazione, Escursionisti Appennino Paolano, hanno di recente realizzato, segnato, organizzato e percorso, il Cammino di San Francesco di Paola, un trekking di tre giorni, che da San Marco Argentano, attraverso le montagne, conduce proprio sino a Paola. Tre tappe, due pernottamenti in alloggi predisposti per l’occasione, 49 chilometri di percorso, 2400 metri di dislivello in salita, quota massima toccata 1389 metri di Cozzo Cervello, due valichi sul crinale ed un “testimonium” su pergamena consegnato a tutti i partecipanti dai monaci francescani dell’Ordine dei Minimi di Paola alla fine dell’avventura. E’ questo il primo cammino di più giorni, attrezzato, segnato e perfettamente percorribile, in Calabria. Tutti gli altri, a cominciare dal Sentiero Italia del Club Alpino Italiano, a parte la segnaletica assai precaria, non possono vantare ancora dei punti tappa efficienti.
La Catena Costiera ha sempre rappresentato un ostacolo orografico ai transiti e ai traffici nell’un verso e nell’altro. Isolata ed isolatrice, si innalza dai coltivi terrazzati, dai frutteti, dai castagneti, che fanno da contorno alle valli orientali, prime fra tutte quelle del Crati, del Busento e del Savuto, culmina con i fitti boschi di faggi delle zone sommitali, e poi si tuffa, letteralmente, fra intricate boscaglie di macchia mediterranea, pascoli, terrazzamenti, rovine di borghi rurali e luoghi di culto, sino alla costa tirrenica, a occidente. Lungo la labirintica rete di sentieri, mulattiere e tratturi che segna queste montagne, si registrava, sino alla prima metà del ‘900, l’instancabile andirivieni di carbonai, acquaioli, boscaioli, pastori, contadini, commercianti, contrabbandieri, vagabondi, briganti e sant’uomini. Oggi sono rimasti pochi pastori resilienti a percorrere quelle antiche vie. I nuovi viandanti sono, invece, gli escursionisti e gli amanti del trekking, che, sempre più numerosi, accorrono al capezzale di luoghi dimenticati, se non addirittura perduti, per tentare di ridare loro nuova vita.
San Francesco di Paola. Francesco di Paola nacque nella cittadina tirrenica calabrese nel 1416 da una famiglia di umili origini. Tra il 1429 e il 1430, a seguito di una grave malattia, fu condotto dai genitori a San Marco Argentano, sull’altro versante della Catena Costiera, presso il monastero di San Francesco d’Assisi, in cerca di guarigione e di grazia. Poi, dopo un pellegrinaggio insieme ai genitori ad Assisi, Loreto, Montecassino, passando per Roma, si ritirò come eremita in una valle boscosa nelle vicinanze di Paola. Lo seguirono ben presto altri giovani, con i quali Francesco visse ispirandosi ai principi evangelici. Tra il 1464 ed il 1468 fu in Sicilia: si diffuse la fama del suo attraversamento dello Stretto di Messina in volo sul mantello. Il 2 febbraio 1483, per ordine del Papa, Francesco lasciò la Calabria per raggiungere Luigi XI, re di Francia, gravemente ammalato, al quale era giunta la sua fama di taumaturgo ed asceta. Dopo brevi soste a Napoli e a Roma, Francesco giunse alla corte francese, dove, però, non potè far altro che profetare la morte del re, assisterlo negli ultimi mesi di vita e indurlo ad un pio trapasso con il conforto della fede (1483). Francesco rimase in Francia, dove tenne rapporti assidui (anche nella veste di consigliere del re) con la corte e fondò diversi conventi. Nel 1506 Papa Giulio II approvò la regola definitiva dell’Ordine dei Minimi. Francesco morì, più che novantenne, il 2 aprile del 1507, a Plessis-les-Tours. Nel 1519, Papa Leone X canonizzò San Francesco di Paola. La fama di Francesco di Paola, nel suo tempo, fu enorme. In Calabria il Convento ed il Santuario di San Francesco di Paola – patrono della regione e protettore dei pescatori – che custodiscono le spoglie mortali del santo, sono meta di un attivo pellegrinaggio che culmina nel periodo di festa a lui dedicata, che dal 1° al 4 maggio.
La vita di San Francesco si svolse sullo sfondo delle lotte per la conquista del regno tra Angioini ed Aragonesi. Fu quella una delle epoche più buie della storia della Calabria. Esplosero le contese tra corona (il governo centrale), baroni (i feudatari) e università (i paesi che si vedevano ripetutamente infeudati dai baroni e che erano costretti a riscattare la loro libertà con il pagamento di ingenti somme di denaro). Ad averne la peggio era la popolazione minuta, privata persino dei più elementari beni comuni sui quali avrebbe potuto praticare il pascolo, il legnatico ed altri usi civici e ridotta al rango di veri e propri servi della gleba. San Francesco fu uomo forte ed intraprendente. Fu anche esorcista, guaritore ed esperto erborista: nel suo orto e attorno al suo eremo erborizzava per ore, ricavando medicine, unguenti ed infusi che lenivano le sofferenze dei malati. Gli era riconosciuta anche la facoltà di divinare e predire il futuro. Ma, soprattutto, Francesco aveva fama di saper distinguere immediatamente, nelle persone che accorrevano a lui, la verità dalla menzogna. In più, Francesco era nemico di tutte le ingiustizie: innanzitutto quelle degli stessi uomini di chiesa, che vivevano nella corruzione; poi quelle dei ricchi che non attuavano la carità cristiana verso i poveri; infine quelle della gente comune, che non si atteneva ai comandamenti evangelici.
Il cammino. San Francesco di Paola fu pellegrino nel mondo dell’epoca (abbiamo detto del suo viaggio sino alla corte francese) ma anche nel suo mondo, nel suo paese e nella sua regione. Ogni qual volta Francesco doveva spostarsi per costruire un nuovo monastero, incontrare governanti e uomini appartenenti alla gerarchia ecclesiastica, raggiungere malati ed infermi, soccorrere le popolazioni colte da carestie e calamità, impegnava a piedi i ripidi sentieri della Catena Costiera in un senso e nell’altro, attraversando alti valichi e compiendo tragitti di decine, spesso centinaia di chilometri.
Di questi cammini di San Francesco è stato possibile, grazie a ricerche storiche ed a valutazioni cartografiche, ricostruire i probabili itinerari. Ci hanno pensato per primi i giovani degli Escursionisti Appennino Paolano, un gruppo di promozione della conoscenza del territorio attraverso il cammino, ufficialmente sorto nel 2015 (ma attivo già da diversi anni) e collegato alla Federazione Italiana Escursionismo. Gli ideatori del cammino, Alessandro, Vincenzo e Riccardo, sono gli stessi che materialmente lo hanno poi realizzato, organizzato, attrezzato.
Non si tratta di un lungo percorso come quello di Santiago o come la Via Francigena, ma di un cammino breve, detto “La via del Giovane” per distinguerlo da un secondo troncone, ancora da realizzare, chiamato “La Via dell’Eremita”. Nei giorni 2, 3 e 4 giugno scorsi, una folta comitiva di 47 persone provenienti da tutta la Calabria ma anche dalla Liguria, dall’Emilia Romagna e dal Veneto, ha percorso in tre tappe l’intero itinerario.
Il cammino parte da San Marco Argentano, risale al pianoro di Aria del Vento, segue il crinale dei monti, fra boschi di castagni e di cerri. Supera poi il Valico del Malpassaggio e scende, incontrando il castagno monumentale di Osticano (più di 500 anni di vita ed una mole ciclopica), sino al borgo arbëreshe (comunità etnica di origine balcanica, come molte altre ve ne sono in Calabria) di Cerzeto, noto alle cronache per la grave frana che nel 2005 devastò una parte del paese. Qui, dopo cinque ore di cammino, i pellegrini fanno la prima tappa, ospitati fra agriturismi, B&B e case private. Da Cerzeto si riparte il mattino seguente, risalendo nuovamente sino al Valico del Malpassaggio, per poi proseguire sul crinale verso Serra dei Muli, nota perché qui avveniva lo scambio di merci tra gli abitanti di Fuscaldo e Guardia Piemontese (altra comunità etnica ma di origine valdese e di lingua occitana), e quelli dei paesi dell’altro versante, Mongrassano e Cerzeto. Fra estese faggete si giunge al Passo della Guardia, ove è il grande faggio (6 metri di circonferenza) sotto il quale leggenda vuole San Francesco soleva sostare per riposarsi. Si prosegue poi sino a Cinquevie, nella Riserva Naturale Statale del Bosco di Cinquemiglia (in prevalenza faggi), sulle pendici occidentali di Serra Pantanolada. Giunti sulla provinciale che collega Fuscaldo a San Benedetto Ullano, i pellegrini, dopo otto ore di cammino, vengono ospitati per la notte nel locale rifugio forestale gestito dagli scout di Fuscaldo. Al mattino dopo si parte per la terza ed ultima tappa. Si passa per il Laghicello, un piccolo ovale lucente incastonato tra i boschi, famoso perché vi è rimasta isolata, forse dopo la fine dell’ultima glaciazione, una popolazione del raro Tritone alpestre calabrese, una vera e propria sottospecie fortunosamente rinvenuta nel 1982 dell’erpetologo francese A. Dubois e per questo denominato Triturus alpestris inexpectatus. Si risale poi ripidamente sino al culmine altimetrico di Cozzo Cervello per ridiscendere sino al valico di Croce di Paola e Montalto. Infine giù, sul versante occidentale della Catena Costiera, tra Cozzo Tortora e il Torrente Isca (meglio noto come Torrente di San Francesco), in mezzo a boschi di faggi, ontani, cerri, e infine lecci e roverelle, e con negli occhi vedute incantevoli verso il mare, molto simili a quelle di cui godettero de Custine e molti altri viaggiatori stranieri. Per raggiungere, infine, dopo altre otto ore di cammino, il Santuario di Paola.
L’esperienza completa di questo primo troncone del Cammino di San Francesco sarà ripetuta a metà agosto (per informazioni visitare il sito www.ilcamminodisanfrancesco.it). Ma già ora chiunque può percorrere il cammino, interamente o a tappe, in un verso o nell’altro.
Ridestare l’amore dei luoghi. Il Cammino di San Francesco è un piccolo miracolo di lungimiranza e di intraprendenza. Ai tre ideatori sono bastati l’amore e la conoscenza dei luoghi, l’idea che l’esperienza di viaggio a piedi di San Francesco potesse essere riproposta in chiave attuale, la consapevolezza che per realizzare buone pratiche in una regione come la Calabria, abituata ad essere assistita, ci sia bisogno di mobilitazione dal basso. Così, ai comuni di Paola, Cerzeto, San Marco Argentano e Fuscaldo è stato solo chiesto di far realizzare, con la modica spesa di 1000 euro per ciascun ente, le 45 pietre miliari che servono da segnali principali nei punti più importanti del cammino. Ogni comune ha fornito una squadra di operai dell’ente per collocare le pietre miliari, sotto la guida degli organizzatori. Il resto della segnatura è stata opera dei volontari. Al pari di quanto è stato necessario fare per l’accoglienza dei pellegrini, per la creazione del sito e più in generale per la comunicazione. Il tutto è stato realizzato in tempo da record: dall’ottobre 2016 al maggio 2017. Ma, quel che più conta è che, nell’intento dei suoi ideatori, il Cammino di San Francesco dovrà servire, più di ogni altra cosa, a riannodare l’antico legame fra le popolazioni residenti ed i loro luoghi. Un legame reciso da decenni di spopolamento dei paesi, delle campagne e della montagna, dalla crisi delle tradizionali attività agro-silvo-pastorali, dalla falsa credenza che l’Appennino Paolano fosse solo il ricordo di antichi patimenti e non invece, come in realtà è, uno straordinario patrimonio di natura e cultura, capace di riconnettere passato e futuro.

Luglio 2017