Dopo otto anni il vecchio convoglio torna ad arrampicarsi sui monti tra Moccone e la stazione di San Nicola Silvana Mansio, la più alta d’Italia. E c’è chi sogna di riaprire le vecchie strade ferrate anche dell’Aspromonte

di Guido Fiorito

Lo sbuffo grigio-biancastro sale al cielo e sembra creare una nuova nuvola, l’acciaio nero sferraglia avanzando e risaltando nel candido panorama della neve. La mitica locomotiva a vapore Borsig FCL 353 del 1926, unica superstite delle tre costruite a Tegel, vicino Berlino, fa il suo dovere con teutonica certezza. Traina tre carrozze a terrazzino, di poco più giovani, Carminati & Toselli. Centoventi posti in totale. Dentro i passeggeri ammirano i paesaggi del parco. Si viaggia a bassa velocità e sembra di toccare gli abeti e i faggi della valle incantata.
Il treno della Sila è tornato riaccendendo entusiasmi, per contribuire al rilancio del turismo in questa zona. Dopo otto anni di stop, si arrampica di nuovo tra Moccone e la stazione di San Nicola Silvana Mansio, la più alta d’Italia a quota 1405 metri. Il trenino è ripartito l’estate scorsa, l’8 agosto, benedetto da don Emilio Salatino, il parroco di Spezzano, enciclopedia vivente dei treni calabresi. E continua ad arrampicarsi sul binario a scartamento ridotto (95 centimetri) con programmi ambiziosi.
“Per noi – dice Giuseppe Lo Feudo, direttore generale delle Ferrovie della Calabria – è una linea particolare, perché ricade nel parco della Sila e perché fa parte della nostra storia”. La società che gestisce la linea è, infatti, erede delle Ferrovie calabro-lucane. Anche se oggi si occupa non solo di treni ma anche di oltre cento autolinee extraurbane. La linea ferroviaria tra Pedace e San Giovanni in Fiore, all’interno della Sila (67 chilometri) fu realizzata tra il 1922 e il 1956, anno in cui fu inaugurato l’ultimo tratto da Camigliatello all’arrivo.
“All’interno delle nostre attività – continua Lo Feudo – ha un significato particolare perché ha un interesse forte turistico. La maggior parte delle corse è andata esaurita ed è stata azzeccata la decisione di promuovere l’iniziativa attraverso i social e di vendere i biglietti soltanto online attraverso il nostro sito. Siamo riusciti ad allargare il mercato raggiungendo nuove persone e abbiamo dato trasparenza alla vendita. Tanto che stiamo valutando se estendere questo sistema agli abbonamenti ordinari delle altre linee”.
Il treno della Sila viene organizzato ogni weekend, in alcuni casi gestito dall’Associazione Ferrovie in Calabria. “Noleggiamo il treno – dice Roberto Galati, il presidente – e vendiamo pacchetti in cui, oltre il viaggio in ferrovia tra Camigliatello e S.Nicola, 11 chilometri, organizziamo escursioni per i turisti e musica dal vivo a bordo del treno”. Roberto ha 25 anni, studia ingegneria civile, conduce un’azienda agricola a Soverato. È appassionato di treni fin da bambino, quando costringeva i genitori a portarlo alla stazione. Nel 2006, a quindici anni, apre un sito on line sulle ferrovie calabre. Nel 2012 fonda con un gruppo di appassionati l’Associazione no profit Ferrovie in Calabria. I venticinque soci sono volontari che dedicano ai treni il tempo libero. “Se rimane qualcosa da quello che organizziamo – spiega Galati – lo reinvestiamo nel progetto di un museo delle ferrovie calabre in un edificio da ristrutturare all’interno della stazione di Catanzaro”.
I primi due viaggi hanno chiuso con il tutto esaurito. Il 19 febbraio è stata utilizzata anche una quarta carrozza appena revisionata, raggiungendo 170 passeggeri compresi soci dell’associazione Sicilia in treno, venuti per un gemellaggio: “Questo – dice il vicepresidente Settimo Marineo, palermitano – è il prototipo dei treni turistici. Abbiamo potuto vedere i preparativi della locomotiva; poi il bellissimo viaggio tra gli ampi paesaggi, simili a quelli alpini, coperti di neve”.
Nei programmi delle Ferrovie della Calabria c’è di riaprire l’intera linea, ripristinando i tratti tra Pedace e Moccone e tra San Nicola e San Giovanni in Fiore. “Pensiamo che il mercato turistico abbia grandi potenzialità – dice il direttore Lo Feudo – e puntiamo al recupero immediato del secondo spezzone fino a San Giovanni. Se i lavori iniziano subito dovremmo farcela per l’estate. Servono risorse ma la Regione ha mostrato interesse”.
Progetti ambiziosi. Il treno della Sila è uno dei pochi inserito nella legge di salvaguardia delle antiche ferrovie al vaglio del Parlamento. Si progetta di ristrutturare le stazioni per farne punti d’interesse turistici e di acquistare un treno turistico panoramico moderno, con carrozze di vetro trasparente, come i treni Stadler, con carrozze disegnate da Pininfarina, usati per il treno rosso del Bernina che da Tirano in Valtellina va in Svizzera, arriva fino ai 2253 del passo per poi scendere fino a St.Moritz. I biglietti spesso sono esauriti mesi prima.
“Il treno della Sila – conclude Lo Feudo – avrà senso se messo in rete con tutte le attrattive dell’altopiano. Un punto di forza è che può funzionare tutto l’anno”. In giugno Camigliatello sarà la capitale delle ferrovie turistiche con un convegno internazionale sul tema. E Galati e i suoi appassionati amici sognano un giorno che “siano riaperte le linee del parco dell’Aspromonte, la Gioia Tauro-Cinquefrondi e la Gioia Tauro-Palmi-Sinopoli chiuse per dissesti idrogeologici”.

Marzo 2017