Sarà in mostra fino a ottobre il Codice Carratelli, un viaggio per immagini nella Calabria di cinquecento anni fa, con le sue torri, le città, i promontori, le tonnare, i mulini. Un testo straordinario che adesso punta al sigillo dell’Unesco

di Laura Anello
fotografie di Tullio Puglia

Non più soltanto un oggetto di venerazione per bibliofili. Non più soltanto uno strumento di studio per accademici della Calabria antica. Il codice Romano Carratelli, ormai per tutti “il Codice delle meraviglie”, diventa simbolo della Calabria, della sua storia travagliata, del suo dolente orgoglio, della sua bellezza ancora misconosciuta. E punta gli occhi all’Unesco, in quella corsa al riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità che equivale a riflettori internazionali e sviluppo del territorio. La Regione Calabra lo ha candidato, nel programma “Memorie del mondo”. Una febbre, quella per il “timbro” Unesco, che ormai attraversa trasversalmente Sud e Nord d’Italia, piccoli centri e grandi città, come una scorciatoia verso l’affermazione turistica ed economica, ma che in questo caso – quello del Codice cinquecentesco con 99 straordinari acquarelli – avrebbe più che una ragion d’essere.
Perché il Codice acquistato da Mimmo Romano Carratelli – avvocato cassazionista, bibliofilo, collezionista, uomo politico di lungo corso – è considerato dagli studiosi il più importante documento della storia calabrese. Uno straordinario viaggio nel tempo, una raccolta di immagini che arriva dritta da quasi mezzo millennio fa, dalle viscere della storia, a raccontare com’erano le torri di avvistamento sulle coste. E con le torri, città e promontori, castelli, mulini, corsi d’acqua, abbeveratoi, porti, tonnare della Calabria Ultra, la parte sud della regione, che oggi comprende le province di Crotone, Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio. Uno strumento di lavoro, probabilmente destinato al viceré in persona, che intendeva fotografare il sistema difensivo della Calabria. E che adesso, cinquecento anni dopo, offre un racconto dal vivo della Calabria com’era, prima di terremoti e abusi edilizi.
Un’opera tornata alla luce quando l’attuale proprietario lo acquista sul mercato antiquario mettendo a segno il colpo della vita “per una cifra che equivale al prezzo di un bell’appartamento in una grande città al termine di una trattativa estenuante, durata mesi e mesi”.
Adesso il Codice è protagonista di una bella mostra alla Camera di Commercio di Vibo Valentia (aperta fino al 7 ottobre, dal lunedì al venerdì) curata dalla moglie di Carratelli, Teresa Saeli, presidente del Fai della città e storica appassionata che ne ha fissato la datazione a un periodo che va dal 1596 al 1600. In mostra 63 riproduzioni delle 99 tavole divise per temi omogenei. “E quindi le città, con le immagini più suggestive del Codice tra cui Scilla, Bagnara, Tropea, Pizzo, Crotone, Roccella di Castelvetere e Gerace – racconta la studiosa – i castelli con Briatico, Bivona, Le Castella, Reggio Calabria; le attività produttive come mulini e tonnare, saline e serre, masserie e Real stalle. Perché, con l’obiettivo di descrivere le torri difensive, il Codice racconta il mondo che c’è intorno”.
A inaugurare la mostra, accanto ai rappresentanti istituzionali (primo tra tutti il presidente della Regione, Mario Oliviero), un parterre di personaggi della cultura: Giuseppe Caridi della Deputazione di Storia Patria Regionale; Alessandro Bianchi, rettore dell’Università Pegaso ed ex ministro ai Trasporti; Maurizio Di Stefano, presidente emerito Icomos, il consiglio internazionale dei monumenti e dei siti che è organo consultivo dell’Unesco. Tutti concordi nell’affidare a questi acquarelli che trascorrono dall’azzurro al rosa il ruolo di ambasciatore internazionale della Calabria, dei suoi borghi, dei suoi parchi archeologici, delle sue straordinarie bellezze naturali, dei suoi giacimenti culturali che fanno della Regione una Galapagos italiana, ancora tutta da scoprire.
“Il Codice Carratelli, come l’Altopiano Silano, il Codice Purpureo di Rossano, la Varia di Palmi- ha detto Oliverio – è uno dei tanti pezzi del nostro inestimabile patrimonio culturale su cui investiremo risorse e sforzi adeguati per attivare un dossier mirato al riconoscimento dell’Unesco. Lo faremo e chiederemo a quanti potranno darci una mano in questo senso di lavorare insieme a noi in questa direzione. La Regione farà di questo Codice uno strumento per valorizzare la propria terra dando vita a una pubblicazione importante che questo grande patrimonio culturale merita. Il percorso che abbiamo davanti presuppone, dunque, un salto di qualità, un approccio nuovo dal punto divista culturale da parte di imprese, amministratori e tecnici per vincere La sfida della riqualificazione e della rigenerazione urbana”. D’altronde, la sua prima grande missione internazionale il Codice l’ha già fatta pochi mesi fa, in Cina, portato dall’Accademia di Belle Arti “Fidia” a una serie di incontri con accademici e istituti di cultura tra Pechino e Shangai.
Anche la cornice storica è di grande attualità, in tempi di migrazioni, sbarchi e confronti religiosi e culturali. Il tempo è quello delle incursioni saracene, i “turchi” che assalivano dal mare e razziavano uomini donne e bambini, portandoli nei grandi mercati di schiavi africani. Erano i tempi della guerra corsara che esisteva già in epoca greca e romana ma che tra il 1500 e il 1600 diventò uno dei principali affari tra le due sponde del Mediterraneo. Al grido di “mamma li turchi”, i calabresi scappavano dal mare nell’entroterra. E quindi era necessario che le coste fossero sorvegliate e che le torri fossero abbastanza vicine l’una all’altra da segnalare con fuochi l’attacco.
La Calabria allora apparteneva al Regno di Spagna. E per i sovrani spagnoli del tempo (l’imperatore Carlo V e il re Filippo II) la difesa delle coste era quindi una priorità assoluta, su cui vigeva il più stretto segreto militare. Forse questo spiega il silenzio che ha avvolto il Codice per secoli. Chi l’abbia avuto nelle mani nei quattrocento anni in cui è esistito non si sa, l’unica cosa certa è che la casa d’aste del Nord Italia da cui l’avvocato l’ha comprato, l’aveva avuto “da una grande famiglia italiana, ma proprio grande”. Prima ancora, probabilmente, l’ha sfogliato il viceré in persona. Per Carrattelli, che ha rappresentato la Calabria in ogni sede istituzionale (è stato sindaco di Tropea, consigliere regionale, presidente del consiglio regionale, deputato al Parlamento, sottosegretario ai Lavori pubblici del governo Amato) il sogno della vita, “come trovare la Bibbia di Gutenberg, con le sue quarantadue righe a sinistra e quarantadue a destra, il massimo per uno come me che colleziona tutto quel che riguarda la sua terra. Che cosa ci potrebbe essere di più? Forse La Città del Sole scritta da Tommaso Campanella di suo pugno”.

Luglio 2017