Mirella Barracco, napoletana ma calabrese d’adozione, ha dato vita a una fondazione per la promozione della Calabria. Per scoprire e valorizzare luoghi straordinari che oggi “sono ancora luci isolate sul territorio”

di Lucia Esposito

“Ogni volta che vado in Calabria scopro nuovi luoghi, colori e profumi. Non ho un posto del cuore. La bellezza di questa terra è nelle ginestre in fiore in primavera, in certe strade tortuose di montagna, nei campi di grano d’estate. La scopri a volte per caso, quando passeggi in montagna e ti imbatti in mucche che pascolano in prati così pieni di vita che sembra di stare in Svizzera e poi gli ulivi alti venti metri, il profumo di bergamotto, i piccoli paesi…”.
Mirella Stampa Barracco è napoletana, è stata definita “l’ultima regina di Napoli” perché nel 1984, pochi anni dopo il terremoto che aveva prosciugato le energie positive della città, ha compiuto una vera rivoluzione: attraverso l’iniziativa Monumenti porte aperte, patrocinata dalla sua Fondazione Napoli 99, ha fatto riscoprire agli abitanti la bellezza di chiese, teatri e palazzi. Ha risvegliato l’orgoglio perduto dei napoletani che anno dopo anno – solo la prima edizione vide centomila cittadini varcare le porte di monumenti solitamente chiusi – si sono riappropriati della memoria storica del loro passato e sono partiti dalle radici per guardare al futuro.
Oggi, nonostante il grande amore per Napoli, Mirella conosce la Calabria meglio della Campania. “Ho sposato un calabrese”, dice sorridente. Suo marito Maurizio Barracco, presidente del Banco di Napoli, è discendente di una famiglia che ai primi dell’Ottocento in Calabria possedeva trentamila ettari di latifondi distribuiti su una lunghezza di cento chilometri. I latifondi Barracco erano sterminati e la storia della nobile famiglia è strettamente legata a queste terre. “Per un senso di responsabilità, nel 2000, ormai diciassette anni fa, abbiamo deciso come Fondazione di fare qualcosa anche in questa terra così generosa”. Il primo progetto è stato “Grand Tour OldCalabria” dal titolo di un romanzo che il narratore inglese Norman Douglas scrisse nel 1915 di ritorno dai suoi viaggi in Calabria. Il Parco OldCalabria, Norman Douglas e i viaggiatori del Grand Tour è stato il primo progetto per promuovere la conoscenza della regione, soprattutto delle zone più interne, sia da un punto di vista culturale che ambientale”, spiega Mirella Barracco che aggiunge: “Sono viaggi speciali. Si parte dal Pollino, con passeggiate silenziose tra i sentieri di montagna, si visita Civita, un borgo di tradizione arbëreshë da cui si ammirano le spettacolari gole del Raganello, e poi si arriva fino a Camigliatello silano, dove c’è la Torre Camigliati che è la sede del parco OldCalabria. Un viaggio tra abbazie, monasteri, chiese, sentieri di montagna, boschi, alla scoperta anche delle tradizioni artigianali e culinarie di questi luoghi”.
Mirella Barracco fa fatica a elencare tutto quello che merita una visita, le viene in mente il nome di un paese e di una chiesa ma poi, come una mamma che dimentica di elogiare uno dei suoi figli, si affretta a citare altri luoghi. Ci parla di Acquaformosa e la chiesa ricoperta di mosaici secondo la tecnica bizantina. Di Morano, arroccata sulla montagna con il suo castello, le pale d’altare e lo straordinario paesaggio. “La bellezza di questo borgo, tra i più suggestivi d’Italia, è stata immortalata anche nei quadri dell’artista olandese Escher che ha riprodotto la disposizione matematica delle case, quel loro rincorrersi verso l’alto fino a raggiungere il castello in cima al monte. Castrovillari con la sua fortezza, il protoconvento francescano e poi ancora Cerchiara su cui troneggia il santuario di Santa Maria delle Armi…. La varietà paesaggistica e culturale della Calabria si riflette anche a tavola. Ho scoperto e apprezzato un cibo che mai avrei immaginato di poter amare tanto, la rosamarina, i bianchetti conservati sott’olio con peperoncini e gli odori delle erbe di montagna. Questo piatto sintetizza perfettamente l’intreccio calabrese tra mare e terra”. Il centro dei viaggi Grand Tour OldCalabria è la Torre Camigliati, nel cuore della Sila Grande, a 30 chilometri da Cosenza: è un monumento del XVII secolo, la residenza della famiglia Barracco dall’inizio del secolo scorso immersa in un parco di sessanta ettari, circondata da ruscelli, prati e alberi secolari. Dopo anni di abbandono, la Torre è stata ristrutturata ed è tornata a vivere come cuore del progetto di Mirella Barracco e della sua fondazione Napoli99: è il centro culturale per lo sviluppo e la promozione del territorio. Nel 2005 è stato inaugurato il museo narrante dell’emigrazione che è stato chiamato la Nave della Sila perché da qui, in passato, sono partiti migliaia di calabresi, “ma nel 2012 abbiamo aperto, in un container, anche una sezione sull’immigrazione perché questa è anche una terra di accoglienza. Ho un progetto per il futuro che non ha ancora preso forma, è un’urgenza che sento dopo che a Camigliatello sono arrivati duecento migranti. Sto pensando o alla possibilità di avviare dei corsi di formazione, perché non basta raccontare e parlare di integrazione ma bisogna fare qualcosa”.
Mirella Barracco ha trascorso le estati della sua vita tra il profumo di limoni di Sorrento e il suo mare che si apre verso il Vesuvio e Capri, ma negli ultimi anni apprezza fare il bagno a Isola di Capo Rizzuto e a San Paolo Apostolo, in provincia di Catanzaro. “Sulla costa sono stati a lungo tollerati e – a volte permessi – abusi edilizi e scempi, ma oggi gli stessi calabresi hanno molta più attenzione verso il patrimonio immenso che è il loro mare”.
Nei quasi vent’anni passati alla scoperta di questa regione, Mirella si è concentrata sulla ricerca del bello del paesaggio, della storia dei suoi paesi ancora poco conosciuti, delle mille risorse sommerse con la gioia delle scoperte improvvise e la voglia di contribuire a promuoverle e a condividerle con tanti. “Perché – spiega – questo è lo strumento della nostra azione in Calabria che, come già nella nostra esperienza napoletana, serve a ricostruire un forte senso identitario e di partecipazione civica. Non si tratta di promozione dei luoghi per i turisti, ma di lavoro sui cittadini perché loro è il compito di far conoscere quello che si ama. La ricaduta è anche sull’attenzione al territorio che, come dicevamo, si comincia a far sentire nelle voci, forse ancora flebili, che si levano per salvare coste, foreste e borghi. Uno dei problemi di questa regione è che tutte queste meraviglie, purtroppo, non fanno sistema e rimangono luci isolate sparse sul territorio”.
Lei sa che la formazione delle coscienze è un lavoro che dà i suoi frutti nel tempo e lei si sente come un contadino che semina fiducioso: “Passano generazioni prima di raccogliere i risultati e vedere persone pienamente coscienti del valore del patrimonio artistico, del pregio dell’artigianato locale e delle tradizioni enogastronomiche di un luogo. La bellezza va riconosciuta, coltivata e conservata a chi viene dopo di noi”.

Luglio 2017