In provincia di Catanzaro è nato il Mabos, Museo d’arte del bosco della Sila, cinquantamila metri quadrati di foresta dove artisti di tutto il mondo ridefiniscono il rapporto tra creatività e natura.

di Valerio Strati
fotografie di Oreste Montebello

Un luogo magico nato dall’idea di un imprenditore lungimirante e dalla collaborazione artistica di un critico d’arte. Il Mabos, Museo d’Arte del Bosco della Sila, è un’area di cinquantamila metri quadrati di bosco dove natura e arte contemporanea si fondono, creando un connubio unico. Ai piedi del Parco nazionale della Sila, a Granaro, quindici chilometri dal Comune di Sorbo San Basile in provincia di Catanzaro, Mario Talarico, operatore turistico di esperienza, e Roberto Sottile, giovane critico d’arte adesso curatore del museo, trovano il modo di mostrare bellezze naturali e opere d’arte attraverso un percorso en plein air. “Tutto è iniziato nel 2011 – dice l’imprenditore – quando la passione per l’arte mi ha spinto a organizzare un concorso di scultura su legno. Quindici allievi dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro hanno creato altrettante opere con la supervisione di cinque artisti di fama internazionale, tra cui Ivan Lardschneider e Ivo Piazza. Ho ripetuto la manifestazione con successo nel 2013, ma sentivo la necessità di sviluppare qualcosa di più duraturo nel tempo. Che fosse fruibile a tutti e avesse una stabilità. L’incontro con Roberto Sottile è stato propizio”.
Così, lo scorso luglio, il Mabos apre i battenti. Si tratta di un museo atipico perché all’aperto, con le opere d’arte esposte nel bosco: trenta creazioni lignee degli studenti delle Belle Arti. Aperto al pubblico senza fasce orarie e con ingresso gratuito.
Ma il Mabos non è soltanto un percorso espositivo.
Nel bosco ci sono sette case di legno per ospitare gli artisti e, in una serra di cinquecento metri quadrati, un laboratorio e una sala espositiva. C’è anche una biblioteca che i visitatori possono utilizzare liberamente: chiunque può prendere in prestito un libro, l’importante è che ne venga lasciato un altro in cambio.
“Ho contribuito alla raccolta con i miei libri personali – dice Talarico – Quelli a cui tenevo molto, ma soprattutto quelli che mi hanno maggiormente influenzato. Lavoro in questi luoghi col turismo da trent’anni e so che il bosco può parlare e affascinare col suo silenzio, ma il Mabos e le sue opere sono la meravigliosa sfida che avevo in mente da sempre.
Credo in questa iniziativa perché credo nello sviluppo di un turismo che riscopra nello stesso tempo natura e arte. Nell’area circostante gestisco un albergo, un parco avventura e uno didattico. Quest’anno con il percorso educativo abbiamo ospitato circa duemila bambini calabresi e siciliani. Scolaresche desiderose di conoscere l’ambiente e osservare il contesto dal punto di vista naturalistico”.
Queste visite sviluppano consapevolezza e crescita, fondamentali per la salvaguardia del territorio. Nei prossimi mesi, insieme con i percorsi didattici, gli studenti potranno partecipare a laboratori artistici del Mabos e ammirare le opere d’arte collocate nel bosco.
Accanto alle creazioni già esposte, si affiancano quelle di artisti affermati invitati a sperimentare la loro creatività sul posto.
Visual artist, pittori, scultori e fotografi sono protagonisti di residenze che producono arte e cultura. Le casette spartane sono i rifugi in cui vengono ospitati. Il bosco è l’ispirazione e la serra riconvertita l’area laboratoriale in cui creare.
“è nella mia intenzione – dice Roberto Sottile – ospitare progetti che mettano al centro natura, uomo e arte contemporanea. Le residenze dureranno circa dieci giorni, ma potrebbero variare secondo la situazione. Gli artisti, provenienti da tutt’Italia, saranno quattro o cinque per volta, così che io stesso possa seguirli personalmente. Dovranno farsi contaminare dall’ambiente. Farsi influenzare dal luogo. La richiesta è produrre un unicum che entri in relazione col contesto. Un’opera che respiri insieme al bosco e si amalgami con esso. Gli artisti scelti hanno certamente un passato di qualità. Sono personalità che stimo. Ma talvolta verranno selezionati degli emergenti. In quel caso saranno loro a proporsi attraverso il sito del museo dove c’è una sezione dedicata”.
La prima residenza ufficiale risale allo scorso luglio. Al Mabos arrivano Giuseppe Barilaro, Marco Ronda e il duo Angelo Gallo e Lucrezia Siniscalchi, in arte Camera 237. Questi ultimi apprezzati da Sottile per il loro percorso progettuale di creazione itinerante e sperimentale che ha al centro le paure dell’uomo.
“Nonostante siano collocate all’aperto le opere non si danneggiano – dice il curatore del museo – anzi mutano col passare tempo. Il vento, la pioggia o il sole sono elementi che partecipano alla trasformazione. Documenterò i cambiamenti attraverso la fotografia. L’adattamento dell’opera al contesto sarà totale. Inoltre ho intenzione di vivere 24 ore su 24 con gli artisti per poterli seguire e sostenere durante la residenza. Alla fine del percorso esprimerò il mio punto di vista sull’opera con una relazione e spiegherò perché la mia scelta è ricaduta sull’artista in questione. Il pubblico avrà a disposizione queste mie note per una diversa chiave di lettura”.
Uno spazio per sperimentare, un posto in cui artisti e operatori del settore potranno incontrarsi e confrontarsi.
Nel Mabos natura e arte sono preservate ed esaltate. Sono anche questi concetti che fanno di Mario Talarico un imprenditore attento e appassionato. Unico nel suo genere.
“La Calabria e la sua natura vanno amate e tutelate – conclude Talarico – Il mio percorso professionale e di vita è sempre stato all’insegna del rispetto e della difesa ambientale. Siamo un presidio importante per il territorio. Il Mabos stesso è un inno alla conservazione. Ognuno deve fare la sua parte. Solo così potremo tutelare le bellezze della nostra terra”.

Settembre 2017