Cinquemila anni di storia della Sicilia rivissuti in presa diretta con la tecnologia della realtà virtuale e gli ologrammi. Visita al museo Mav di Bompietro, esempio di come un paese può ripartire dalla cultura

di Alessia Franco
foto Igor Petyx

Ci sono due modi di guardare Bompietro, quel paesino della provincia di Palermo incastonato tra le montagne. Il primo è considerarlo una realtà comune a moltissime piccole realtà della Sicilia: un fazzoletto di terra abitato da circa 1400 anime, con le sue quattro chiesette, le feste che scandiscono il tempo e lo sottraggono alla noia e alla rassegnazione, la ciclicità del vivere e l’inevitabile destino dello spopolamento. Il secondo è vedere questo territorio come un’occasione per crescere, per impiantare qualcosa che parli direttamente con l’arte e la storia, antichissima, di luoghi spesso inaccessibili, per cause naturali o umane. Magari ponendo le basi per creare un indotto turistico là dove non era nemmeno possibile, fino a qualche anno fa, pensare che qualche turista passasse volontariamente.

Così è nato il Mav (acronimo di Museo archeologico virtuale) di Bompietro, creato da Emanuele Di Giampaolo, architetto di trentatré anni, e Pier Calogero D’anna, ingegnere di trentanove. Una scommessa per entrambe, il primo originario dell’Aquila e il secondo invece nato nel paesino siciliano e qua tornato, dopo la laurea. Perché un museo ipertecnologico di storia proprio a Bompietro, allora? “Perché è la porta meridionale di quel territorio straordinario che sono le Madonie – dice Emanuele Di Giampaolo, senza esitazioni – e chiunque vada per queste montagne da qui, deve per forza passare per Bompietro. Il nostro museo è raggiungibilissimo. E sa perché siamo riluttanti, di solito, a fare fotografie del nostro museo? Perché vogliamo che la gente venga a provare un’emozione, sappiamo che è tutt’altra cosa”.

Il Mav di Bompietro è il primo museo al mondo del suo genere, in cui è possibile, attraverso la realtà virtuale, fare un viaggio che racchiude cinquemila anni di storia: vivere l’entroterra siciliano dal 3000 avanti Cristo al 1800. Un viaggio nel tempo, e nello spazio, in cui il visitatore-viaggiatore non può che essere accompagnato da un’hostess virtuale. “Il percorso – continua l’architetto – si snoda su due piani. Al piano terra abbiamo disposto diversi audiovisivi che si accendono in sequenza, dove il visitatore può rivivere virtualmente il territorio attraverso l’acquisizione di informazioni e vere e proprie ricostruzioni dei luoghi”.

I siti scelti per queste immersioni nella storia – in cui i preziosi aiutanti si chiamano visori di realtà virtuali, proiettori interattivi per ologrammi, tavoli interattivi – sono la Grotta del Vecchiuzzo di Petralia Sottana (3000-2800 avanti Cristo), il sito abitativo e la necropoli di Balza Areddula, di Bompietro (VII-V secolo avanti Cristo), il Castello di San Mauro Castelverde (del 1100), le terme romane e gli ipogei di Contrada Muratore, a Castellana Sicula (tra il I secolo avanti Cristo e il IV dopo Cristo), il mulino ottocentesco di contrada Aliva, a Blufi, e i reperti del monte Alburchia di Gangi (anch’essi del VII-V secolo avanti Cristo).

“Si tratta di luoghi per lo più inaccessibili – dice Di Giampaolo – ma che abbiamo voluto rendere fruibili attraverso una nuova lente, quella del passato, che spesso annulla i luoghi comuni e sconvolge, piacevolmente, il visitatore”. Il piano superiore del Mav è dedicato interamente agli approfondimenti interattivi: sono stanze, dicono le due “anime” del progetto, in cui si perde il confine tra il reale e il virtuale. Un tema esplorato dall’artista contemporaneo Gianfranco Macaluso, di Bompietro, le cui installazioni punteggiano il museo. Così, indossando un visore di realtà virtuale, una stanza spoglia diventa il castello di San Mauro nel1100, in cui è possibile passeggiare, affacciarsi alle finestre e perfino fare la ronda con i soldati. Insomma, percorrere per intero i tre piani.

“Gli altri visitatori guardano attraverso gli occhi di chi indossa il visore, e questo crea molta socialità. In più – sottolinea l’architetto – questa ricostruzione serve a fare capire quale realmente fosse la vita dei castelli a quei tempi: luoghi di presidio, dove nella maggior parte dei casi non c’erano principesse né castellane intente a ricamare ma soldati che spesso vivevano come bestie. Il castello, insomma, era un luogo in cui chi comandava dimostrava la propria presenza e la propria potenza”. A Balza Areddula è invece possibile fare una passeggiata in un pezzetto di Sicilia del VII secolo prima di Cristo, tra pastori, allevamenti e paesaggi inaspettati. Si sta lavorando anche nella direzione di una vera interattività, in cui sarà possibile dialogare con i personaggi, ma nel frattempo gli scenari vengono cambiati spesso, per consentire di rifare più volte l’esperienza del museo.

A completare le suggestioni ci sono anche gli ologrammi, come quello che mostra un’antica tazza nella grotta del Vecchiuzzo – il che dimostra la convivialità del bere anche in tempi antichissimi – o la ricostruzione di una casa sicana del 700 avanti Cristo attraverso una carta da parati interattiva.
Una scommessa, quella di Emanuele e Pier Calogero, partita con la ristrutturazione di un edificio, mai terminato, di settecento metri quadrati da riqualificare, con fondi erogati da un bando del consigli del ministri.
“E poi – conclude Emanuele Di Giampaolo – ci abbiamo messo di tasca nostra, perché il museo è anche un esempio di auto imprenditorialità, perché crediamo profondamente nelle potenzialità turistiche delle Madonie”.

Il Mav è stato inaugurato lo scorso luglio. Anche se è presto per fare bilanci, i risultati si vedono eccome: dove una volta il flusso turistico era zero, adesso si ragiona in termini di migliaia di persone. Iniziano a vendersi pacchetti turistici che prevedono soggiorni a Bompietro – una realtà prima impensabile – a riaprire ristoranti e bed and breakfast. Il destino di Bompietro, insomma, non è più quello di una piccola realtà che aspetta le feste padronali e il ritorno, temporaneo degli emigrati. Ora si inizia a ragionare del futuro proprio viaggiando attraverso il passato, con la tecnologia a fare da ponte.