Poche parole raccontano la Sicilia come “Gattopardo”. E poche parole sono insieme così evocative e controverse…

di Laura Anello

Poche parole raccontano la Sicilia come “Gattopardo”. E poche parole sono insieme così evocative e controverse. Al di là di quel “cambiar tutto per non cambiare niente” che sintetizza – in modo sbrigativo e un po’ frainteso – la morale del capolavoro di Tomasi di Lampedusa, Gattopardo in Italia e all’estero significa aristocrazia, cultura, memoria, storia. Una densità di significato, attorno a queste sette lettere, sulla quale lavoriamo per raccontare la Sicilia e la Calabria che crescono.

La bellezza, il paesaggio, il food di qualità. Ma soprattutto le storie di rinnovamento sociale, culturale, civile che attraversano città, borghi e campagne, le storie di chi si sbraccia malgrado tutto, di chi decide di “controemigrare” al Sud, le buone pratiche dei protagonisti di quella rivoluzione silenziosa che si sono affrancati dall’assistenzialismo e fanno impresa.

Accanto alle storie, tante opinioni di giornalisti, scrittori, operatori della vita culturale che raccontano il loro punto di vista, con uno sguardo che è insieme interno ed esterno. Senza sconti, senza revancismi, senza trionfalismi, “Gattopardo” è diventato il giornale che racconta il nuovo Sud, ancora ignorato dalle statistiche e dalla sociologia. Un meridione d’Italia produttivo, innovativo, identitario, orgoglioso delle sue radici, consapevole della sua storia. Un meridione “del fare” attraversato da tante piccole-grandi energie. Ogni mese in edicola.

Adesso anche qui, per parlare nelle sue due lingue – italiano e inglese – ai tanti siciliani e calabresi in giro per il mondo. E al mondo interessato al nostro Sud.nPerché per noi Gattopardo è futuro.